«Camelot, tante città hanno fatto come Ferrara»
Dopo l'intervista al presidente Anac, il sindaco Tagliani telefona a Cantone e ribadisce la sua linea: abbiamo accolto l’invito a cambiare
FERRARA. Il sindaco Tiziano Tagliani ha letto sulla Nuova l’intervista con la quale il presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone, paragonava tra le altre cose il caso Camelot con la vicenda del Cara di Mineo, e giudicava «un fatto molto positivo» la grande attenzione con la quale Ferrara sta seguendo la revoca dell’affidamento alla coop della gestione profughi; ma prima di rispondere ha fatto una telefonata allo stesso Cantone.
«Il presidente ha precisato - è la sua dichiarazione successiva al contatto telefonico - che ogni giorno si aggiorna su quanto succede nei vari territori, leggendo tutti i giornali, dalla Nuova Ferrara, al Carlino fino all’Eco di Vidiciatico. Quindi Ferrara non è un caso straordinario».
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Per il sindaco, comunque, le parole di Cantone non cambiano il quadro della vicenda: «Non apprendo nulla di nuovo dall’intervista, abbiamo compreso e condiviso le indicazioni del presidente dell’Authority. La vicenda che a Ferrara ha assunto toni così forti - ragiona Tagliani - è analoga a quelle di tante città che hanno affidato alle coop attività di tipo assistenziale e con carattere di emergenza. Ferrara è stata sempre attenta alle procedure di trasparenza e alla ricerca della qualità e professionalità di chi opera, e abbiamo accolto l’invito a seguire regole diverse».
L’invito è dell’Anac, appunto, e si è tradotto nel bando per 80 posti Sprar ordinari e 8 con disagio mentale, da gestire per un anno a partire dall’1 gennaio 2016.
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