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Fini a Mirabello: non rinnego la legge con Bossi

Fini a Mirabello: non rinnego la legge con Bossi

Il leader alla Festa Tricolore: occorre legare il permesso di soggiorno al lavoro

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MIRABELLO. Di certo, di ricostruzione Vittorio Lodi se ne intende. La sua azienda agricola ha subìto due grossi incendi, nel 2011 e nel 2013, e, in mezzo, il terremoto di tre anni fa. E sicuramente di ricostruzione se ne intende Gianfranco Fini, leader post-missino che ha tentato, dopo il 1991, di impedire il crollo di un partito organizzato a destra. E ora, nel pieno della crisi di questa area politica, la 34ª Festa Tricolore che si svolge fino a stasera negli spazi rinnovati della storica azienda di Mirabello, si concentra proprio sul tema della rifondazione di una destra unita.

In un'atmosfera nostalgica ma non rassegnata, ieri dalle 20 Fini è stato intervistato da Paolo Graldi, editorialista ex direttore del Messaggero. Fini, accolto dall'affetto della sua gente, ha rimarcato la necessità di «ridefinire cosa significa oggi essere di destra, senza usare etichette prive di contenuto o vecchi slogan, ritrovando una ragione d'essere, un tratto distintivo». Affrontando temi caldi dell'attualità come l'immigrazione e il rapporto con l'Islam, Fini, senza risparmiare stoccate alla «retorica qualunquista» della Lega di Salvini, ha precisato come la «corretta integrazione possa coincidere con la presenza di diverse etnie, ma non col multi-culturalismo, in quanto nel nostro Paese ognuno deve riconoscersi, in quanto cittadino, solo nella tradizione della cultura italiana».

Questo anche perché «l'Islam, a differenza del Cristianesimo, per sua natura è antitetico al concetto di laicità». Nonostante, ha proseguito Fini, «ho commesso errori, non rinnego la Legge Bossi-Fini, la destra non può dire "porte aperte a tutti" ma legare il permesso di soggiorno al lavoro».

Al tempo stesso, però, «bisogna rendersi conto - ha detto ancora l’ex presidente della Camera - che il problema è drammaticamente complesso», e quindi non bastano «slogan per affrontare un fenomeno così epocale». L’ex terza carica dello Stato non ha poi risparmiato critiche ad Alfano e all’ Ncd, «ridottosi a fotocopia della sinistra di Renzi», e a quest'ultimo «bravo negli annunci ma che lascia il Paese fermo».

Inoltre, ha ribadito che oggi una destra moderna deve essere «nazionale ma non anti-europea, meno legata al ceto politico e più al suo popolo, sapendo riconoscere ancora "il ruolo fondamentale della religione per una società». Prima dell'intervista a Fini si è svolto un dibattito con diversi protagonisti della destra italiana.

Andrea Musacci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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