Giallo di Ferrara: prelievi al bancomat dopo la scomparsa
Da tre giorni nessuna notizia di Pierluigi Tartari, 73 anni. E’ sparito da mercoledì, i soldi sono stati presi giovedì
FERRARA. Una scia di sangue che parte da Aguscello, dalla casa di via Ricciarelli, e finisce a Mizzana, dentro l’auto (rubata?) abbandonata di Pierluigi Tartari. Altre scie, quelle telefoniche, quelle del suo telefonino, ritrovato ugualmente a terra dentro l’abitacolo della sua Opel Corsa, che potranno indicare dove cercare l’anziano scomparso e capire di più delle ultime ore prima di svanire nel nulla.
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I soldi con le sue tessere. Sopra a tutto, però, c’è la scia dei soldi, quelli prelevati il giorno dopo la sua scomparsa (in modo volontario o forzato?), giovedì, con le sue tessere bancomat e credit-card: una scia questa che potrebbe spiegare alla polizia e alla procura, al lavoro da giorni, perchè e come un anziano di 73anni, elettricista in pensione, benestante e indicato da vicini e conoscenti come persona a modo, possa finire inghiottito dentro un buco nero, da tre giorni, senza che nessuno, pur con mille sforzi, riesca a darne una spiegazione.
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Parole di circostanza. Gli inquirenti, la Polizia di Stato, si limitano - in una lapidaria nota stampa - alle frasi di circostanza, con le «indagini che proseguono incessanti», che «non escludono alcuna ipotesi investigativa in merito al mistero che gravita intorno alla sua scomparsa». E spiegano essere in corso ricerche, con Polizia provinciale e Corpo forestale dello stato, in aperta campagna e aree boschive che circondano, la zona di Aguscello, per cercare il pensionato scomparso. Occorre partire proprio da Aguscello per ricostruire cosa possa essere successo.
Il buio dopo mercoledì. Pierluigi Tartari torna a casa mercoledì sera, dopo le 9, dopo una serata con amici. Da quel momento di lui non si hanno più notizie. Si scoprirà due giorni dopo, il venerdì mattina (l’allarme lanciato dal fratello), che Pierluigi in casa non c’è, ma ci sono tracce di sangue.
Prelievi al bancomat. Le prime ricerche di polizia e procura mettono in luce subito un fatto: giovedì, il giorno dopo la sua scomparsa della notte prima, vengono fatti prelievi con le tessere bancomat e carte credito di Tartari: è possibile che li abbia fatti lui stesso? O è anche possibile che possa esser stato costretto a fare quei prelievi per altri? Ipotesi che spiegherebbe perchè dopo una presunta e da confermare aggressione in casa (dedotta dal sangue e dallo stato della casa a soqquadro), i suoi rapinatori l’abbiamo costretto a seguirli, in auto. Di questa sua auto scomparsa dal garage di casa, sigillato anch’esso perchè fonte di prova, non si avevano notizie fino a ieri mattina quando è stata trovata nel cimitero di Mizzana.
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Dentro quell’auto. Dentro, tracce di sangue, quel telefonino che Tartari usava ma al quale spesso non rispondeva (ricorda il fratello Marco). L’auto era incidentata nella parte davanti, a sinistra: aveva una ruota distrutta per aver girato, bucata, per un lungo tragitto, dopo un urto violento contro ostacolo basso, un cordolo delle tante rotonde. Un’auto dunque veloce, che forse stava scappando, da qualcosa che voleva nascondere, chissà...
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