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Guerra dell’umidità vincono i coltivatori Per la soia resta al 14%

Guerra dell’umidità vincono i coltivatori Per la soia resta al 14%

Gli stoccatori volevano il 13% all’atto del ritiro del prodotto Cia e Confagricoltura si sono opposti e l’hanno spuntata

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Si potrebbe definire "la battaglia della soia" quella tra stoccatori e industria olearia da una parte e produttori di soia dall'altra, iniziata l'anno scorso e conclusa solo in parte. Nel 2014 c'è stato un significativo rilancio del prodotto e l'aumento delle superfici investite - anche grazie alla nuova Pac che inserisce la soia come quota del "greening" - che ha portato gli stoccatori a chiedere un cambiamento nelle condizioni di ritiro: in sostanza dal 14 al 13% di umidità. Una modifica del contratto nazionale n. 132 approvato a suo tempo dalle Associazioni Granarie che avrebbe portato gli agricoltori a dover raccogliere il prodotto con un'umidità inferiore, oppure a pagare il dazio di un maggior costo di essiccazione.

Cia e Confagricoltura si sono opposte fermamente a questa modifica, del tutto peggiorativa, delle condizioni di ritiro e si sono impegnate perché non venisse modificato il contratto e che, soprattutto, gli stoccatori lo rispettassero durante la campagna di raccolta. "Il contratto della soia - spiegano i rappresentanti di Cia Ferrara e Confagricoltura - è rimasto invariato e l'umidità di ritiro del prodotto è del 14%. Vogliamo dirlo chiaramente, anzi ribadirlo, perché riteniamo del tutto ingiustificate le modalità applicate, già dall'anno scorso, dai centri di stoccaggio e di ritiro. Sappiamo, infatti, che spesso vengono stipulati contratti di coltivazione con i produttori che consentono agli stoccatori di ritirare la soia con un grado di umidità al 13% o, semplicemente, il prodotto viene ritirato con questa gradazione, senza dare alcuna spiegazione a chi conferisce. Questo calo percentuale pesa fortemente sugli agricoltori che si trovano, da un lato, a trebbiare in condizioni climatiche che non consentono di raccogliere il prodotto a basse umidità - la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno sono caratterizzati da variabilità e cali termici - e dall'altro a dover sopportare costi di essiccazione più alti". "Chiediamo - continuano Cia e Confagricoltura - ai produttori di soia di fare davvero molta attenzione alle condizioni contrattuali pre-coltivazione perché il contratto nazionale deve rimanere un punto di riferimento imprescindibile, una guida per le corrette relazioni commerciali tra il mondo della produzione, dello stoccaggio e dell'industria di trasformazione. Tutti i protagonisti della filiera della soia - sottolineano le associazioni ferraresi - dovrebbero arrivare, grazie a un percorso condiviso, a definire condizioni contrattuali accettate dalle parti, che portino al rilancio della soia Made in Italy. Nelle nostre mani, anzi sulle nostre terre, c'è un patrimonio importante che va valorizzato e certamente i contrasti non fanno bene a questa produzione perché aumentano ingiustificatamente le speculazioni. L'obiettivo comune dovrebbe essere, invece, quello di aumentare la superficie investita a soia nel ferrarese perché si tratta di un prodotto d'eccellenza, un prodotto "green" che ha, inoltre, buone potenzialità di mercato".

Andrea Tebaldi

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