Picchi di sostanze inquinanti Arpa e Asl: nessun allarme
FERRARA. Le centraline Arpa di tutta la provincia stanno registrando picchi di sostanze inquinanti correlati alle crisi da cattivi odori, che nelle ultime notti si sono sentiti in maniera molto...
FERRARA. Le centraline Arpa di tutta la provincia stanno registrando picchi di sostanze inquinanti correlati alle crisi da cattivi odori, che nelle ultime notti si sono sentiti in maniera molto intensa anche a Ferrara, e questa, secondo l’agenzia ambientale, è la riprova che non esistono altre fonti inquinanti al di fuori della torba del Mezzano. «È vero - conferma il direttore Pier Luigi Trentini - a San Giovanni d’Ostellato come in corso Isonzo, in città, o a Comacchio, dove abbiamo spostato il mezzo mobile, abbiamo registrato punte orarie di benzene, toluene e biossido di azoto, che sono tipici prodotti della combustione. Ma è bene sottolineare subito che siamo 100 volte al di sotto dei valori di soglia, quindi parliamo di concentrazioni basse in termini assoluti. Si tratta comunque della prova lampante della connessione con le fumaiole del Mezzano, perché le punte corrispondono all’andamento delle correnti che si alzano soprattutto di notte, a causa del fenomeno dell’inversione termica».
La distanza rilevante tra i focolai e le centraline, anche decine di chilometri, “diluisce” di parecchio la concentrazione dei fumi, che invece sul posto risultano piuttosto carichi di sostanze inquinanti: anche 4-500 microgrammi per metro cubo.
Anche Aldo De Togni, responsabile dell’Igiene pubblica Asl, ha avvertito i cattivi odori l’altra notte, a casa sua, «ho chiuso subito le finestre e il problema è restato fuori. Purtroppo è questo il metodo migliore per evitare fastidi, compresi i bruciori alla gola che qualcuno avverte». Di peggio, in queste notti, la nostra salute non rischia, «gli idrocarburi aromatici e gli altri composti organici prodotti dalla combustione possono avere questi effetti, è molto soggettivo. Ma bisogna considerare che in letteratura medica alla bruciatura della torba viene attribuita una carica di diossina, ad esempio, pari ad un ottavo di quella sprigionata dalla combustione della legna. I dati di concentrazione degli inquinanti più importanti sono da considerare tranquillizzanti».
Sta di fatto che l’Asl aveva chiesto lo spegnimento rapido dei focolai, e solo nel primo caso (l’area naturalistica a fuoco all’inizio di agosto) l’operazione è risultata possibile, allagando l’area grazie alla sua conformazione a vasche. Il secondo focolaio, che brucia sottoterra da fine agosto, è molto più ampio (50 ettari) e non si presta a un intervento fotocopia. Martedì, nel corso del sopralluogo organizzato dal prefetto, si cercherà una soluzione alternativa. (s.c.)
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