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Profughi, si delinea l’asse Negri-Caffarra

Marcello Pradarelli
Profughi, si delinea l’asse Negri-Caffarra

In Seminario la Tre Giorni del Clero di Ferrara: si parlerà anche di accoglienza

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FERRARA. La Tre Giorni del Clero, che si apre oggi (lunedì 14 settembre) nel Seminario di via Fabbri 410, aveva già un ordine del giorno impegnativo; vescovo e sacerdoti sono chiamati a fare il punto sulla situazione della Diocesi dopo le recenti nomine dei parroci e sulle iniziative legate all’Anno della Misericordia. Ma alla lista dei temi da trattare se ne è aggiunto un altro di grande rilevanza dopo l’appello di Papa Francesco che una settimana fa ha sollecitato ogni parrocchia, ogni comunità religiosa ad «accogliere una famiglia di profughi».

La questione profughi sarà trattata per ultima. Domani e mercoledì - informa una nota della Diocesi «l’Arcivescovo Luigi Negri, e i sacerdoti diocesani, affronteranno rispettivamente il tema della situazione del Presbitero in Diocesi, dell’Anno della Misericordia e dell’appello del Papa per i migranti, attraverso relazioni, gruppi di studio e condivisione». L’ultima parola la dirà Negri.

Si comincia con la relazione di monsignor Agostino Marchetto dal titolo “Riforma nella continuità. La corretta ermeneutica conciliare per la formazione sacerdotale e un fecondo ministero presbiterale”; su questa materia Marchetto ha avuto un riconoscimento da Papa Francesco che l’ha definito «il migliore ermeneuta del Concilio Vaticano II». Ma da Marchetto, nato a Vicenza 75 anni fa, qualche parola sui profughi e sulla mobilitazione chiesa dal Papa è possibile che sia spesa fin da subito, vista la sua competenza - è stato Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale dei Migranti dal 2001 al 2010 - e la sua conoscenza del mondo: tra il 1985 e il 1999 è stato arcivescovo e nunzio apostolico in Madagascar e Mauritius, quindi nunzio apostolico in Tanzania e in Bielorussia; nel 1999 al rientro nella Curia romana è entrato nella Segreteria di Stato (il ministero degli Esteri del Vaticano) quindi per un decennio si è occupato con un ruolo di prima responsabilità di Migranti e Itineranti.

L’attenzione sui migranti è massima dopo l’appello del Papa e le voci hanno accenti diversi. Accoglienza sì, ma non a qualsiasi condizione hanno già fattto sapere l’arcivescovo Negri (intervista alla Nuova del 9 settembre) e il cardinale Carlo Caffarra che in passato ha retto la Diocesi di Ferrara (1995-2003) e ora governa la Diocesi di Bologna, nel cui ambito gravità anche un pezzo di Alto Ferrarese (Cento e Poggio Renatico).

Questo asse Caffarra-Negri che attraversa l’Emilia Romagna e copre l’intera Provincia di Ferrara ha deciso di muoversi facendosi guidare dal principio della “responsabilità”. Caffarra ha specificato che quella offerta dalla Diocesi di Bologna non sarà un’«accoglienza emergenziale» di profughi appena arrivati ma di persone e nuclei identificati, in modo da offrire «vera accoglienza e integrazione e, al tempo stesso, garantire chi accoglie di non essere lasciato a se stesso nel gestire situazioni delicate e faticose».

Negri ha chiarito che non vuole ospiti nelle canoniche «mentre strade possibili sono che la parrocchia affitti un appartamento in favore di queste famiglie». Il vescovo tiene le distanze sia dall’»accoglienza indiscriminata che dalle ruspe» indicate «come due forme di una reattività istintiva che non costruisce la società». La Tre Giorni del Clero parte con queste premesse.

Ma al di là delle preferenze sui modelli di accoglienza e le persone da accogliere, sono la Prefettura e l’Asp a decidere le assegnazioni e a stabilire se una certa struttura ha i requisiti per ospitare profughi e richiedenti asilo.

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