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Pensionato scomparso a Ferrara, un buco di 12 chilometri e un paio d’ore

Daniele Predieri
La polizia scientifica esamina l'auto di Pierluigi Tartari, il pensionato scomparso
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La polizia scientifica esamina l'auto di Pierluigi Tartari, il pensionato scomparso

Tutto nella notte tra mercoledì e giovedì, prelievi Bancomat tra Aguscello e Mizzana e l’abbandono dell’auto al cimitero

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FERRARA. Era vivo Pierluigi Tartari, salendo sulla sua macchina, la notte di mercoledì scorso, obbligato a farlo dai rapinatori che lo aveva appena aggredito in casa sua invia Ricciarelli.

Perché, secondo gli inquirenti, solo dopo, qualcosa di molto strano, anomalo, imprevedibile - da scoprire, anche se l’esito finale di ciò che è successo secondo le ipotesi sarebbe la sua morte - è accaduto, durante il tragitto da casa sua ad Aguscello al cimitero di Mizzana, dove l’auto, la Opel Corsa è stata parcheggiata, abbandonata, e trovata sabato mattina dopo quasi 3 giorni da quel «qualcosa».

Tutto in quella notte. Perché sicuramente l’auto è arrivata lì, nel piazzalino davanti al cimitero, a ridosso del muro di cinta e coperta dagli alberi del vialone fin dalle prime ore di giovedì, poche ore dopo l’aggressione-rapina di Aguscello. Tutto dunque sarebbe accaduto in una manciata d’ore, e adesso invece servono giorni per rincorrere un mistero al quale non si riesce a dar soluzione. Le indagini in corso debbono riempire quel «buco» di 12 chilometri, il tragitto tra Aguscello e il cimitero di Mizzana e la manciata d’ore, di notte tra mercoledì e giovedì.

Tante soste agli sportelli. Un punto fermo delle indagini sono le soste fatte dagli occupanti dell’auto, con Pierluigi Tartari, per prelevare soldi agli sportelli Bancomat. Diversi prelievi, o tentativi, e sulla cifra di soldi o chi li abbia fatti, quei prelievi, vige il massimo riserbo da parte degli inquirenti che indicano in queste soste ai Bancomat in città, nel tragitto dei 12 km, forse una delle chiavi per risolvere il mistero della scomparsa di Tartari.

Preso un migliaio di euro. Poco meno di un migliaio di euro, sarebbe la cifra, i soldi consentiti dal tetto dei prelievi bancomat e delle carte di credito: i rapinatori avrebbero, dunque, sequestrato Tartari in auto, per prendergli più soldi possibili. Con la sua presenza, minacciato e terrorizzato, i ladri speravano di obbligarlo a dare più soldi, e chissà, fuori controllo in quei momenti, quel «qualcosa» accaduto sarebbe stato irreparabile. Tartari era in auto, il sangue sui sedili posteriori della Opel lo confermerebbe (analisi sono in corso, conferme scientifiche non vi sono) e potrebbe esser suo anche quello di Aguscello.

Trovato il telefonino. Suo anche il telefonino trovato per terra dentro l’auto: e allora perché gli aggressori lo hanno lasciato dentro la Opel? Non si sono accorti che (in ipotesi) sarebbe caduto a Tartari o, visto che non vi erano tracce telefoniche riconducibili a loro, hanno pensato a creare un depistaggio delle indagini. E le indagini, sono partite in ritardo? Due giorni dopo la scomparsa, è vero, ma dopo la segnalazione dei familiari: e adesso si deve rincorrere per colmare il buco di 12 km e di un paio d’ore, in cui è successo «qualcosa».

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