«Qui i carcerati stanno meglio delle guardie»
La denuncia mossa ieri dal sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria Patologie contratte sul posto di lavoro. Chiesta la formazione per i detenuti
Res non verba: è questo il motto del Sappe, il Sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria, che ha indetto ieri mattina una conferenza alla casa circondariale ferrarese, per informare delle criticità in cui versa il corpo di agenti. E sono fatti, e non parole, anche quelli che il sindacato chiede alle istituzioni, in maniera forte e decisa: «Qua l'utenza vive in condizioni migliori che il personale - ha affermato infatti il segretario generale Francesco Campobasso - abbiamo carenza di mezzi, risorse economiche, e strutture fatiscenti». Se infatti si registra un complessivo miglioramento per quanto riguarda le condizioni dei detenuti, non si può dire altrettanto di quelle del personale penitenziario, anche per la condizione di blocco contrattuale in cui si trova gran parte del personale. «Non esiste la possibilità di aumento, di promozione, né indennità per anzianità o cambi di mansione - ha continuato poi il segretario - abbiamo previsto una manifestazione nella capitale per sollecitare l'apertura delle trattative su questo punto». Una cosa è certa: i tagli non si possono compiere in questi settori, come ha precisato Campobasso, che ha portato all'attenzione anche la difficile situazione igienico sanitaria nelle carceri, compreso quello ferrarese: circa il 60% degli agenti va in pensione anzitempo, per patologie contratte sul posto di lavoro, ma si continua a perdere personale, poiché le assunzioni coprono soltanto 1/3 dei ruoli di cui ci sarebbe bisogno. A quanto pare, le problematiche dell'esecuzione della pena non esistono più: il sovraffollamento nelle carceri è decisamente diminuito; a Ferrara la capienza massima della casa circondariale è di 256 posti, e in questo momento è occupata da 290 detenuti, quindi un esubero minimo. Le difficoltà maggiori, per quanto riguarda i detenuti, si trovano invece nell'integrazione: "Il 35% è straniero - ha aggiunto il segretario generale aggiunto Giovanni Battista Durante - con questo nuovo sistema di vigilanza (vigilanza dinamica, in seguito alla sentenza Torreggiani) i carcerati stanno in ozio molte ore, e questo li rovina». Ciò di cui ci sarebbe veramente necessità sono figure professionali di sostegno, servono percorsi di formazione e studio, e opportunità di inserimento sul lavoro».
Irene Lodi
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