La procura: non sappiamo se Tartari è stato ucciso,ogni ipotesi è aperta
Ferrara, il punto del procuratore Cherchi, a 7 giorni dalla scomparsa del 73enne. Sviluppi sull'uso delle sue carte di credito, rifiutato in un negozio il pagamento di un acquisto
Mette le mani avanti, nel suo ufficio della procura, davanti all’assalto di una decina di giornalisti e operatori Tv: «Parliamo di una persona scomparsa, non possiamo escludere nulla». Parla da procuratore capo Bruno Cherchi - dunque rappresentando le indagini ai più alti vertici - e lo fa spiegando che anche se le ipotesi giornalistiche e investigative possono privilegiare lo scenario di una rapina finita in omicidio, chi svolge indagini, pesa riscontri e valuta fatti, deve valutare tutto con estrema oggettività e distacco. Lo spiega lui stesso, che l’unica certezza è che si indaga per il furto finito in violenza: «l’ipotesi è quella di rapina», ribadisce dando una connotazione tecnica alla scomparsa di Pierluigi Tartari, dalla sua casa di Aguscello, 7 giorni fa, che scomparsa è e tale rimane, da una settimana. «Stiamo cercando questa persona, le ricerche sono in corso perchè deve essere cercata e al momento - ribadisce - in merito alla sua assenza non si può escludere nessuna delle ipotesi possibili». Ma state cercando una persona viva o morta? Alla domanda che tutti si pongono (senza avere risposte) da giorni risponde secco: «Non possiamo dirlo poichè allo stato delle indagini non possiamo ritenere che sia stato ucciso, la persona scomparsa potrebbe anche essere andata via autonomamente o esser costretto al momento a restare con chi lo avrebbe portato via contro la sua volontà dalla sua casa». Insomma, Tartari, anche se potrebbe sembrare un paradosso, potrebbe ancora essere sequestrato dagli stessi rapinatori che lo hanno aggredito una settimana fa.
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E per riempire questa settimana servono riscontri ai fatti:
«Sono stati ascoltati diversi testimoni - spiega Cherchi non andando oltre - familiari, vicini per ricostruire la persona e la sua personalità». Per capire se possa avere avuto amicizie sospette, ombre della sua tranquilla vita di elettricista in pensione. Ma tra le tante persone ascoltate, e questo è un retroscena che emerge dalle indagini, vi sarebbero persone coinvolte nell’ultima fase delle indagini, che riguardano prelievi o spese con carte di credito. «Su questi prelievi, sul quando, come e da chi sono stati fatti, sono in corso indagini di cui non possiamo dir nulla». Proprio questo, relativo ai prelievi, viene indicato da Cherchi, incalzato dai giornalisti, come uno dei punti fermi delle indagini. «Le certezze che abbiamo sono queste», spiega Cherchi e le elenca. «Abbiamo una persona assente da casa da diverso tempo senza dare spiegazioni, le macchie di sangue trovate in casa e sull’auto, una fuoriuscita di sangue - spiega Cherchi - che deve essere ancora spiegata»: il sangue potrebbe essere di chiunque ed essere un piccolo taglio o lesione. Sono in corso analisi per attribuire le tracce di sangue alla persona scomparsa: «Chiaro - riflette Cherchi - che se il sangue nei sedili posteriori dell’auto fosse suo, questa sarebbe un punto fermo delle indagini (perchè inidca che Tartari viaggiava dietro nell’auto guidata da altri, chi lo ha rapinato, ndr)».
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«Infine la certezza che abbiamo sono le spese fatte con suoi documenti», prelievi al Bancomat o carte di credito. Le indagini sono concentrate su questi aspetti: da qui il massimo riserbo. Per i possibili e clamorosi sviluppi legati a queste circostanze, su chi potrebbe avere usato Bancomat e carta di credito: in un caso addirittura un negoziante avrebbe rifiutato il pagamento con la credit card di Tartari, perchè il nome di chi comprava non era quello dell’anziano. Ma questo proverebbe - se fosse vero - solo il possesso, eventualmente di una tessera personale: nient’altro. E tutto ciò prova ancora che chi sta indagando lo sta facendo su qualcuno (più di una persona, sui quali vi sarebbe già indicazioni precise) del tutto sprovveduti, impacciati, pericolosi. E dopo una settimana di indagine e ricerche non può bastare tutto questo ai familiari di Tartari (o anche ai cittadni che hanno sempre più paura) e che comunque rinnovano fiducia negli inquirenti. «Possiamo dire - spiega Cherchi per tranquillizarli - che non siamo al punto zero nelle indagini e si stanno portando avanti con impegno: tutto ciò che deve essere fatto viene fatto i questi giorni: certo non vi sono tempi brevi ma non si può saper tutto in poche ore».
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