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Carife aspetta le ‘cugine’ e pure il Parlamento

Il Fondo non delibera in attesa di Banca Marche-Etruria e della nuova legge Obbligazionisti non coinvolti nel salvataggio. Crediti incagliati, spunta Ifis

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La ulteriore proroga bimensile, la terza e ultima possibile, del mandato dei commissari Carife non è stata ancora formalizzata da Bankitalia, ma lo slittamento a ottobre o più probabilmente a novembre del closing della ricapitalizzazione e dell’ingresso del nuovo azionista Fondo interbancario, è ormai nei fatti. A parte l’indizio della proroga parallela di Giovanni Capitanio a Commercio e Finanza, fino alla fine di novembre, bisogna annotare che i tempi per l’assemblea prevista a fine settembre non ci sono più. L’altro giorno il comitato di gestione del Fondo interbancario di tutela dei depositi avrebbe dovuto deliberare l’ingresso in Carife attraverso l’aumento di capitale da 300 milioni già deciso dall’assemblea dei soci del 30 luglio, ma c’è stato un ulteriore slittamento. Il motivo fatto trapelare è legato all’incertezza legislativa, in quanto il governo ha appena recepito la direttiva Ue sulle crisi bancarie, quella che limita di molto la possibilità d’interventi di salvataggio dello stesso Fidt a partire dall’1 gennaio 2016, e l’iter alle Camere è appena partito. Evidentemente il vertice del Fondo, cioè il presidente Salvatore Maccarone e il direttore generale Giuseppe Boccuzzi, vogliono garanzie sul fatto di avere mano libera prima di quella data, anche se la lunghezza e l’esito incerto dell’iter parlamentare sono dei potenti deterrenti all’idea di aspettare la versione finale del provvedimento.

A questo punto, però, c’è anche il rischio che la sorte di Carife sia in qualche maniera legata a quella di altre due banche commissariate e bisognose di una ricapitalizzazione da parte del Fondo: Banca Marche e Etruria. Si tratta di procedure molto più indietro rispetto a quella ferrarese, tanto che Kpmg, la società di consulenza scelta dal Fitd, non ha ancora completato in un caso, e nemmeno iniziato nell’altro la verifica delle effettive necessità di capitali freschi, comunque di parecchio superiori a quelli già messi da parte per Carife. Il possibile collegamento sta nella società-veicolo che, stando alle indiscrezioni, il Fondo avrebbe intenzione di mettere in campo per acquisire le partecipazioni delle banche ricapitalizzate, il tutto per evitare le possibili accuse Ue di intervento “di Stato” in favore delle banche (c’è il faro europeo sull’operazione Tercas a suggerire prudenza). Il fatto è che questa società ancora non ha visto la luce ed a questo punto i tempi di allungano in maniera imprevedibile, visto che nemmeno il prossimo comitato di gestione sembra possa affrontare il tema.

Si allontana, quantomeno, il rischio di una chiamata in causa degli obbligazionisti Carife, in particolare i possessori delle obbligazioni subordinate, che possono essere trasformare in azioni, con il vantaggio per la banca di veder migliorati i propri indici patrimoniali ma il problema per i sottoscrittori di dover affrontare le incertezze del mercato azionario. L’opzione potrebbe riguardare Banca Marche o Etruria, non la Cassa che ha già visto stanziare dal Fitd la somma necessaria alla ripatrimonializzazione. Spunta tra l’altro un possibile candidato all’acquisto dei crediti incagliati di Commercio e Finanza: è Banca Ifis, istituto specializzato nella filiera del credito commerciale, del credito finanziario di difficile esigibilità e del credito fiscale.

I sindacati Carife, intanto, hanno dato seguito all’accordo estivo, inviando dieci giorni fa una lettera ai commissari per chiedere un incontro sulla previste chiusure di alcune filiali. Per ora nessuna risposta.

Stefano Ciervo

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