La Nuova Ferrara

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«Adesso cercate nel sottosuolo»

Di Annarita Bova
«Adesso cercate nel sottosuolo»

Gasparini (Medici per l’Ambiente): bisogna andare a fondo Bisogna cercare i fanghi portati durante la grande bonifica

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La puzza di torba bruciata anche ieri è arrivata fino a Ferrara. Da un mese e mezzo alcuni campi nel Mezzano vedono il fumo salire dal sottosuolo giorno e notte, a quanto pare senza tregua.

«Nessun pericolo: i dati in possesso indicano che i valori delle sostanze rilevati sono ampiamente al di sotto della soglia minima d’interesse per la salute», hanno detto gli esperti qualche giorno fa durante il summit che si è svolto in Prefettura. E il sindaco di Ostellato Marchi, così come i tecnici di Arpa continuano a ripeterlo, da settimane, ma i cittadini di metà provincia non sembrano convinti. «E hanno ragione - dice con forza Luigi Gasparini, medico igienista, referente dell’Associazione Medici per l’Ambiente - Mi hanno chiesto di fare un sopralluogo ma preferisco non andare, non sto bene e non voglio rischiare. Bisogna andare a fondo, non possiamo chiudere gli occhi e aspettare che passi».

Ed è sempre Gasparini a lanciare il sasso. «Ho lavorato per diversi anni all’interno dell’Usl 32 di Ostellato, e quindi anche in Arpa - spiega - e tutti erano (e sono) a conoscenza di come sono avvenute le bonifiche nel Mezzano. Erano gli anni ’60 e i fanghi arrivavano da tutta Italia. Il punto, ed è da qui che bisogna partire, è che gli agricoltori erano pagati per riceverli e non erano certo anni in cui venivano fatti particolari controlli». Non solo, «va ricordato che in quelle zone non ci abita nessuno - va avanti Gasparini - Gli agricoltori vanno e vengono, ma sono zone molto isolate e lontane da sguardi indiscreti». «Non è mia intenzione creare allarmismi, sia ben chiaro, ma nemmeno lasciare andare quando gli strumenti per togliere i dubbi ci sono. Basterebbe procedere con dei carotaggi (tecnica di campionamento adottata durante la ricerca di risorse minerarie nel sottosuolo con perforazione di pozzi o sondaggi, ndr) per verificare fino a quale profondità arriva la torba e soprattutto se viene rilevata la presenza di fanghi o rifiuti che contengono sostanze tossiche.

Perché non farlo? Perché non affrontare il discorso in maniera decisa dopo tutte queste settimane? E anche se la torba smette di bruciare perché arriva la pioggia, possiamo sapere cosa c’è sotto quei terreni?».

Va ricordato che l’area interessata ricadeva in quelle sostenute dai finanziamenti tipo Zps e Rete Natura 2000, che sono cessati tre anni fa.

Il tentativo di renderla coltivabile è andato a vuoto, non ci sono dunque colture di alcun tipo e di conseguenza nessun prodotto arriva sui mercati dalla zona interessata al fuoco che non si estingue.

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