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Carife, al Fondo manca il sì della Bce

Carife, al Fondo manca il sì della Bce

Senza l’autorizzazione di Francoforte non si può varare l’aumento di capitale da 300 milioni. Le incertezze sulla holding

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Manca ancora il sì della Bce sul progetto d’intervento del Fondo interbancario nel capitale Carife, e questo passaggio obbligato viene prima di ogni altra considerazione sul recepimento della direttiva europea sul bail-in, il legame con le situazioni più arretrate di Banca Marche e Etruria, la costituzione o meno della holding di partecipazione, e la natura stessa di questa società (partecipata dal Fitd o direttamente dalle grandi banche?). Il sì di Francoforte veniva considerato scontato, al momento del varo dell’operazione da 300 milioni, ma l’apertura di una procedura d’infrazione per sospetti aiuti di Stato sul salvataggio Tercas ha fatto rizzare le antenne all’intero mondo bancario italiano, ed è alla base dell’idea di costituire una società-veicolo proprio per evitare un impegno diretto del Fondo nel capitale Carife. Le incertezze di queste settimane sulla natura di questa holding erano in fondo da mettere in conto, visto che le banche aderenti al Fitd devono decidere di mettere fuori molti soldi (in proporzione alla loro dimensione) per salvare un istituto concorrente, senza sapere a quale di loro andrà poi a finire la Cassa; la guida della holding e le nomine nel futuro Cda Carife, sulle quali si moltiplicano non a caso le indiscrezioni, sono quindi decisioni strategiche, in quanto da loro comincia il percorso di fusione.

Se l’autorizzazione Bce dovesse arrivare senza bisogno di ulteriori alchimie, però, il Fondo potrebbe scegliere semplicemente di versare i 300 milioni, come già deliberato a suo tempo, e dare corso all’intera operazione (compresa l’emissione dei warrant per i vecchi azionisti), tagliando così il cordone ombelicale che rischia di diventare soffocante con Banca Marche e Etruria. A quel punto potrebbe essere convocata l’assemblea d’insediamento dei nuovi vertici, i commissari vedrebbero concluso anche formalmente il loro mandato che nella sostanza è esaurito già dal 30 luglio, i sindacati tornerebbero al tavolo delle trattative per esuberi e filiali. La nuova Carife, in sostanza, potrebbe finalmente partire.

Solo Francoforte, però, può liberare le mani del Fondo.

Stefano Ciervo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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