Costruttori, via al ricorso in Cassazione
La procura generale di Bologna contro la sentenza della Corte d’Appello: anche sindaci, revisori e procuratori sapevano
ARGENTA. «Anche sindaci, revisori e procuratori sapevano» cosa stava avvenendo nella coop Costruttori. Parte da qui il ricorso alla Cassazione da parte della procura generale di Bologna contro la sentenza della Corte d’Appello sul crac della cooperativa argentana. Un ricorso, firmato dal sostituto procuratore generale Giancarlo Di Ruggiero e depositato lunedì scorso nella cancelleria della Corte d’Appello di Bologna.
La sentenza d'Appello del 2 aprile scorso aveva aggravato la posizione penale dei massimi dirigenti rispetto alla sentenza di primo grado: Giovanni Donigaglia e Renzo Ricci Maccarini, presidente e vice storici della coop, sono rispettivamente stati a 6 e 4 anni. Minori le pene degli altri dirigenti Beppino Verlicchi (3 anni e 4 mesi), Giorgio Dal Pozzo (2,4) e Valentino Ortolani 2 anni. Per la carenza dei controlli interni da parte degli ex sindaci 2 anni e 6 mesi per Mauro Angelini e 2 anni e 4 mesi per Sante Baldini. Il processo d'Appello aveva accorpato i quattro procedimenti legati alle aziende del gruppo, Costruttori e Cir (condanne confermate e aggravate), Progresso (assoluzione confermata) e Messidoro, assoluzione per cui in primo grado Donigaglia e Ricci erano stati condannati a 3 anni e mezzo. Assolti, tra gli altri 14 imputati, tre dirigenti (Carlo Colletti, Giovanni Bragaglia e Sergio Cerioli) per non aver commesso il fatto. Assoluzione però decisa per non essere stata raggiunta la prova della loro conoscenza dei falsi nei bilanci che pure avevano certificato. L'accusa aveva chiesto 124 anni di pene, ne ha incassati 22,6.
Proprio da qui muove i passi il ricorso in Cassazione della procura bolognese, articolato in quattro punti, a cominciare dall’inosservanza delle norme processuali stabilite a pena di inammissibilità. Poi «difetto, carenza ovvero illogicità della motivazione che sancisce l’assoluzione» per tre capi d’imputazione della sentenza del tribunale di Ferrara. Infine, la «illogicità della motivazione che sancisce l’assoluzione di Donigaglia, Dal Pozzo, Ricci Maccarini nel procedimento relativo alla società Messidoro».
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