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Palasilver, crollata parte del tetto ecco la storia giudiziara del Palaghiaccio

Ecco come si presenta dall'esterno il tetto crollato
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Ecco come si presenta dall'esterno il tetto crollato

Vigili del fuoco, polizia e Arpa al lavoro per capire le cause del rogo: 400 metri quadri distrutti, un quinto del tetto e tanta plastica bruciata per cui si teme inquinamento ambientale

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FERRARA. La struttura del Palasilver andato a fuoco questa notte si presenta parzialmente distrutta. La parte distrutta è quella dei servizi, degli spogliatoi e del bar e in questo punto è crollato il tetto.

In tutto la parte interessata al rogo è di 400 metri quadri e un quinto della copertura del tetto.
Sono in corso accertamenti da parte dei vigili del fuco, della polizia scientifica intervenuta in mattinata e soprattutto anche da parte dei tecnici dell’Arpa giunti sul posto per l’indagine ambientale, per la plastica che si trovava all’interno della struttura, nelle pareti e della copertura del tetto per la coibentazione  andata bruciata.

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Questi gli aspetti dell’indagini che è stata attivata nelle prime ore di oggi, sabato.
Ma il palaghiacchio da anni è al centro di traversie giudiziarie legate al fallimento dell’attività. E proprio per questo maretdì prossimo, 22 settembre, da quanto si è appreso, era fissata in tribunale l’ultima udienza per l’asta giudiziaria e la vendita della struttura.
Il palazzo del resto è chiuso ormai da anni, una attività bloccata da una procedura di fallimento.
Da quanto è stato ricostruito dalle cronache di questi anni, la ditta Nadalini Giuseppe aveva siglato nel 2003 una convenzione trentennale con il Comune per costruire e gestire, su terreno pubblico, il palaghiaccio, salvo appunto essere dichiarata fallita dal tribunale nel 2008.
Il curatore tentò di tenere aperta la struttura con una convenzione con Ice Planet, un'azienda specializzata a livello nazionale, ma dopo un paio d'anni il tentativo si è arenato. Sembrava che la sorte del palazzo fosse di restare chiuso fino all'esito positivo di un'asta giudiziaria, che in genere si trascina per anni, ma alla fine del 2011 la causa si è ingarbugliata perchè è entrato in campo il Comune, innescando così un conflitto giudiziario con la stessa curatela fallimentare. La giunta infatti aveva promosso un'azione contro il fallimento Nadalini per chiedere da una parte che l'eventuale vendita rispettasse la convenzione, cioè i vincoli all'attività su ghiaccio e sconti per l'utenza debole, o «la risoluzione dell'intero accordo negoziale».
 

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