Strappo di Cgil e Anpi: hanno fatto bene
I vertici del Pd accusano i manifestanti che giovedì non hanno lasciato parlare la ministra: «Fascisti». Lacerazione a sinistra
Per la prima volta negli ultimi 20 anni a Ferrara tutte le sigle sindacali, unite in un unico documento, non solo giustificano la protesta andata in scena giovedì sera contro il ministro Stefania Giannini (obbligandola poi ad annullare il comizio) ma anche le modalità con cui è andata in scena creando un cratere tra sé e il Pd, schierato compatto nello stigmatizzare i modi della contestazione.
Nel documento firmato da Cgil, Cisl, Uil, l’Anpi provinciale, Snals-Conffsal, Gilda Unams, Rete degli studenti, Unione degli studenti Comitato a sostegno della Lip, Mce Ferrara e Proteo si legge: «Pur essendo rammaricati per il mancato confronto dobbiamo però dedurre che la rabbia e la delusione espressa attraverso le grida, erano la voce dolorosa di una democrazia violata da mesi di non ascolto e mancato dialogo». Questo dopo aver elencato una serie di domande con il quale si chiede se «è democratico da parte del governo aver violato la sovranità popolare con una proposta di legge blindata, impedire il dibattito libero sulla stessa riforma, strutturare la scuola in modo competitivo, ignorare le richieste d’ascolto e il più grande sciopero della storia della scuola (5 maggio 2015)».
Visione molto distante quella dei democratici. È Paolo Calvano, segretario regionale del Pd, a esprimere il proprio disappunto: «La levata di protesta all’arrivo del ministro può essere anche legittima ma tutto ciò che è arrivato dopo, il rifiuto per ben due volte di creare una delegazione o far salire qualcuno sul palco a parlare portando le ragioni della contestazione, non rappresenta Ferrara. Questa è una città civile - ha continuato - lo è sempre stata anche nei momenti in cui ci si confrontava su argomenti importanti. Penso che si sia persa una grande occasione: lo hanno fatto sia coloro che urlavano e soprattutto l’hanno fatta perdere alle persone che erano lì per ascoltare». Poi, ricordandogli che anche il 3 ottobre 2014, durante Internazionale, ci furono forti contestazioni all’arrivo di Matteo Renzi a Ferrara spiega: «Questo è un governo che non fa solo proclami ma mette anche in pratica quello che dice e sta cambiando molto. È normale che in questo processo ci siano degli scontenti ma c’è un modo civile di manifestare il proprio malumore: le urne». E ai contestatori dice: «Abbiamo bisogno di dare un esempio ai nostri figli. Dobbiamo fargli capire che anche nei momenti di scontro dialettico bisogna mantenere rispetto ed educazione».
Calvano non è l’unico tra gli uomini del Pd a esprimere commenti negativi. Anche Luigi Vitellio, segretario provinciale sottolinea, dal suo profilo Facebook: «Sono amareggiato, vecchi metodi, fascisti hanno impedito di parlare. Ma non fate paura, ci convincete ogni giorno di più di essere l’unica speranza per il Paese». A lui fa eco anche Davide Bertolasi, consigliere comunale del Pd: «Fascisti. Chi non fa parlare la gente si merita solo l'appellativo di fascista».
A smorzarli ci ha pensato Sergio Caselli, Pd pure lui:«Fascisti mi sembra esagerato, diciamo che è una manifestazione di arroganza. È il clima che c’è nel Paese: contrapposizione senza confronto».
Più dura è Alessandra Tuffanelli, coordinatrice provinciale di Sel: «Fascista è un termine pesante. Prima di utilizzarlo bisognerebbe pensarci bene». Davide Nanni, segretario Pd centro cittadino Ferrara, scrive nella sua lettera: «Non è urlando per ore o imbrattando i muri delle abitazioni che si risolvono i problemi». Mauro Presini, insegnante presente alla contestazione spiega: «La protesta si è scaldata quando ci hanno detto che avremmo potuto parlare con il ministro solo dopo, in un angolo a parte. Insomma non all’interno del dibattito ma dietro le quinte. Questa non è una dimostrazione di apertura».
Chi ha scelto di parlare con il ministro privatamente sono Federica Cilloni, studentessa di 25 anni, e l’insegnate Laura Trasformino, entrambe non soddisfatte delle risposte avute dalla ministra Giannini. (an.pe)
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