Due nomi non bastano a chiudere il caso di Aguscello
Si indaga sui prelievi al Bancomat: ma servono prove per incastrare i sospettati e andare oltre la semplice ricettazione
FERRARA. Nomi e facce li conoscono già, anche ciò che hanno fatto, prelevando i soldi con il Bancomat di Pierluigi Tartari: facce registrate dalle immagini delle telecamere e diventate nomi in questi giorni frenetici di indagini. Ma non bastano nomi e facce - almeno due le persone già conosciute da diversi giorni, non da ieri -, non possono bastare agli inquirenti- procura e polizia - per chiudere il caso della scomparsa di Pierluigi Tartari, il pensionato di 73 anni di cui non si hanno notizie dalla sera del 9 settembre.
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Perchè dopo 11 giorni di ricerche e indagini, tutto ciò che è stato raccolto non basta per incastrare il gruppo di «balordi e pericolosi» che ha aggredito, rapinato, sequestrato e poi fatto scomparire Tartari: chi ha preso i suoi soldi con il suo Bancomat nella giornata e nottata di giovedì, e fatto spese da Ferrara - all’Ipercoop tra telefonini e scarpe - fino al Comacchiese in altri punti vendita, tuttalpiù potrebbe essere denunciato per ricettazione e/o uso indebito di carte. Per andare oltre, e motivare un provvedimento giudiziario con altre ipotesi di reato, più gravi e proporzionate alla rapina-aggressione di Tartari, serve di più.
Per questo continuano le ricerche, per questo quei due nomi non vengono ancora vergati nei provvedimenti giudiziari tanto attesi per avere la svolta dell’inchiesta. «E’ il momento di aver sangue freddo, e aspettare», dice un inquirente: aspettare che quel riscontro atteso arrivi e poter incastrare quei due nomi. Ma per avere riscontri e prove occorre tempo, occorre indagare ed escludere, qualsiasi ipotesi, anche la più suggestiva, paradossale.
Sabato ad esempio, dopo l’incendio al Palasilver in città, zona Palaspecchi - per scrupolo investigativo, perchè lo si deve fare - si è anche valutato che non vi fossero legami tra la scomparsa di Tartari e l’incendio, sicuramente doloso. Si è cercato, materialmente, un eventuale cadavere dentro il palaghiaccio bruciato: ipotesi esclusa, dopo gli accurati controlli dei vigili del fuoco. Le indagini si fanno così: togliendo-togliendo. Arrivando a isolare riscontri. Altre indagini tra Ferrara e Comacchio, ad esempio, hanno portato la polizia a chiedere nastri e immagini degli accessi al pronto soccorso dell’ospedale del Delta, giorni dopo la scomparsa di Tartari: per verificare se i suoi sequestratori si fossero feriti, o chissà cos’altro.
Indagini e ancora indagini, dunque, che puntano su due obiettivi: dare un nome e un perchè a chi ha sequestrato e fatto sparire Tartari e parallelamente ritrovarlo, vivo o morto che sia. Per farlo continueranno le ricerche: «E’ un dovere per lo Stato fare qualsiasi cosa possibile per trovare la persona scomparsa, ci auguriamo sia viva anche se ormai, con tutti questi giorni la speranza viene meno». Dopo la pausa dper riprender fiato e idee, lunedì mattina si torna in campo: con cani e ricerche a tappeto.
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