Ferrara, ministra zittita: il Pd prova il dialogo
Vitellio ripulisce i muri dalle scritte anti-Giannini e invita le «persone di buona volontà». Calvano: torneremo a discutere
FERRARA. Il Pd prova a reagire al doppio schiaffone sulla scuola, inflitto dai manifestanti che hanno impedito al ministro Stefania Giannini di parlare alla festa dell’Unità di piazzetta San Nicolò, e da sindacati confederali e Anpi che hanno sostanzialmente giustificato le modalità della protesta. Lo fa da una parte offrendosi di riparare agli imbrattamenti anti-Giannini sui muri del centro, e tendendo la mano alla parte dialogante del movimento; dall’altra, picchiando duro su quegli insegnanti che si mobilitano solo per difendere «‘il’ proprio posto di lavoro, pubblico, intoccabile, non giudicabile».
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L’offensiva Pd è guidata dal segretario provinciale Luigi Vitellio che sabato mattina, accompagnato dal segretario del circolo Centro, Davide Nanni, ha incontrato i residenti delle abitazioni imbrattate con scritte spray anti-Giannini e riforma scolastica.
«Abbiamo portato loro le nostre scuse esprimendo rammarico per la situazione creatasi e offrendoci disponibili a ripulire personalmente tali scritte, nella ferma convinzione che la libertà di manifestare il proprio dissenso non possa e non debba mai tradursi in atti di vandalismo gratuito» hanno detto alla fine i due segretari. Nei prossimi giorni, in accordo con i residenti, il Pd metterà a disposizione mezzi e volontari per ripulire i caseggiati, e Vitellio ha fatto sapere che l’iniziativa è aperta «alle persone di buona volontà al di là delle posizioni politiche». Il filone dialogante è rafforzato da un post di Paolo Calvano, «siamo testardi», ha scritto, «ci riproveremo a fare un dibattito sereno». Non è alle viste un ritorno del ministro, ma il Pd non rinuncia ad iniziative analoghe.
Ieri, nel contempo, è stata re-inviata una nota firmata a caldo dalla consigliera Cristina Corazzari, da Laura Perelli e Paola Bertolini (responsabile scuola Pd provinciale e comunale), dura nei confronti dei contestatori, «non affiderei mai i miei figli a questa gente, un educatore che nega con violenza il dialogo non fa per me». La riforma Gelmini, è il succo, fece danni pesanti «ma non ha toccato i docenti nè i loro interessi particolari ed è passata senza che si indicessero scioperi, manifestazioni, blocchi degli scrutini»; la Buona scuola, «pur incompleta», investe e assume, ma «ha la gran colpa di introdurre la valutazione per una categoria di lavoratori abituati a giudicare, ma restii a sottoporsi a valutazione». E scoppiano rivolte.
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