Riforme? Dal #cambiaverso al non c’è verso
Il fondo domenicale del direttore Stefano Scansani
FERRARA. Già immagino come qualcuno reagirà: «Lei non faccia il qualunquista, quelli rappresentavano una minoranza di confusionisti, venivano quasi tutti da Bologna. Noi insegnanti non siamo tutti così». Secondo me quelli che giovedì sera a Ferrara hanno impedito di parlare alla ministra della pubblica istruzione, al contrario, sono degli azzittenti. Bene organizzati, per un’ora hanno urlato e rumoreggiato affinché la Giannini dicesse neanche “a” alla festa del Pd in piazzetta San Nicolò.
I risultati sono stati diversi e immediati. Non battendo ciglio la ministra se n’è tornata da dove era venuta, perché ha confessato che alle contestazioni ci ha fatto il callo. La notizia della manifestazione ferrarese ha compiuto il giro d’Italia avvitandosi sugli slogan e non sulle ragioni della Giannini e quelle dei contestatori. Il Pd in quanto partito di governo centrale e locale s’è ritrovato nudo: persino la contigua Cgil Scuola venerdì si è schierata con gli azzittenti insieme alle consorelle Cisl e Uil e altre sigle intorno come lo Snals e la Gilda, le organizzazioni studentesche, addirittura l’Anpi. Cioè: anche i partigiani e i loro bisnipoti.
È quindi indubbio e automatico che quel “fascisti”, appioppato agli scatenati di giovedì dal segretario provinciale del Pd Vitellio e dal consigliere comunale sempre Pd Bertolasi, rimbalzi su coloro che approvano l’ostruzionismo alla Giannini. Cioè per eccesso e riverbero “compagni fascisti”? Brutto momento, brutta aria.
Tra l’altro un ecosistema sociale, come quello ferrarese, per la prima volta conosce la turbolenza, anzi, la contraddizione nell’arcipelago della sinistra di potere. Non mi pare che le origini della turbolenza siano soltanto Renzi e renzismo. I sindacati della scuola affermano che la reazione è legittima poiché anche la manovra di marcia del premier e segretario del Pd guarda in faccia a nessuno, scavalca il confronto, se ne fa un baffo della democrazia. Attenta alla democrazia e alla partecipazione.
Non pensavo che anche tra i progressisti e coloro che rappresentano gli operatori dell'educazione vigesse la legge dal taglione. Nel loro comunicato i sindacati, i movimenti, le associazioni è scritto che sono rammaricati del mancato confronto con la Giannini in piazzetta San Nicolò, ma che "la rabbia e la delusione espressa attraverso le grida, erano la voce dolorosa di una democrazia violata da mesi di non ascolto e mancato dialogo". Il meccanismo del ragionamento è lo stesso sviluppato ad esempio da Paolo Spath, consigliere comunale dei Fratelli d'Italia che, pur criticando i metodi dei contestatori, ne riconosce la valenza anti-renziana. È un machiavellismo al contrario: i mezzi giustificano il fine: Renzi a casa.
Il mondo della scuola s’infiamma non appena sente odore di riforme. Il premier e la Giannini chiamandola arditamente "Buona Scuola" hanno fatto il resto. E per i sindacati è consueto, storico e di diritto il dovere e il volere partecipare a ogni intervento sulla macchina dell'istruzione. Ad elevare i toni della critica al decisionismo del premier va aggiunta la sua aura di "usurpatore" di Palazzo Chigi. E, se vista da Pd, questa storia diventa ancor più impervia, più partitica che politica. Lacerante. Una tira l'altra (con il governo di qua e il mondo sindacale di là): basta ricordare che cos'è capitato il giorno seguente alla Giannini zittita a Ferrara. L'assemblea dei lavoratori del Colosseo e dei Fori Imperiali ha lasciato in strada migliaia di turisti; il ministro Franceschini ha immediatamente fatto decretare al governo l'equiparazione delle strutture culturali ai servizi pubblici essenziali. Come una saetta la ribellione della triplice, Cgil in testa.
Il #cambiaverso originario di Renzi è sempre più difficile, per l'ostruzionismo interno ed esterno, per l'inesistenza di un'abitudine al pensiero che il governo deve governare, perché in Italia piace andare alle urne. E per Renzi non ci siamo andati. Non c'è verso di far galoppare le riforme calate dal governo perché, a orologeria, i settori, le professioni, i mestieri, le corporazioni, gli ordini, i sindacati, appena toccati insorgono. Ecco perciò che passando dall'impossibilità a parlare della ministra a Ferrara alla chiusura del Colosseo per un'assemblea, il #cambiaverso perde il cancelletto di Twitter, si rompe e ricompone in un italico e autunnale non c'è verso.
s.scansani@lanuovaferrara.it
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