Tangenti Acer, la verità di Di Salvatore
L’ex funzionario accusato di concussione: «Non erano mazzette, ma pagamenti. Dianti mi ha rovinato la vita»
Per ogni passaggio di denaro, per ogni somma ricevuta, sfodera pronto una risposta, una spiegazione. Quelle stesse risposte e spiegazioni che, dopo il suo arresto nel maggio del 2013 nell’ambito dell’inchiesta sulle mazzette all’Acer, il geometra Salvatore Di Salvatore, ex responsabile dell’Ufficio Manutenzione dell’Azienda Casa Emilia Romagna, non fornì alla magistratura avvalendosi della facoltà di non rispondere.
Ieri, dal banco degli imputati dove siede con l’accusa di concussione, ha invece risposto alle domande del pm Patrizia Castaldini e degli avvocati di parte civile, Eugenio Gallerani per l’Acer e Alberto Bova per Filippo Dianti, l’imprenditore titolare della Global Impianti (l’azienda che svolgeva i lavori per conto di Acer) che denunciò i “ricatti” subìti e filmò gli scambi di denaro, innescando le indagini di procura e Finanza culminate nell’arresto, oltre che di Di Salvatore, anche degli ex funzionari Luca Rivelli e Ruggero Sinigaglia, già usciti dal procedimento giudiziario patteggiando la condanna.
A distanza di due anni dall’arresto, dunque, Di Salvatore interrompe il silenzio, fornendo la sua verità sui passaggi di denaro estranei al suo impiego all’Acer e finiti nel mirino degli inquirenti. Soldi derivati dalla vendita dell’auto; oppure dagli aiuti in contanti versati a Di Salvatore dalla mamma e dalla sorella; o ancora i 2700 euro donati dai parenti per il battesimo della figlia e trovati dai Finanzieri, in una busta rosa, il giorno in cui si presentarono a casa di Dianti per arrestarlo.
Ma ci sono anche i passaggi di denaro derivati dalle consulenze estranee alle sue mansioni all’Acer, che Di Salvatore forniva per lavori procurati allo stesso Dianti - l’ex grande amico ora trasformato nel grande accusatore - e poi affidati ad altre imprese. «Venivo pagato perché procacciavo il lavoro e fornivo consigli», si è giustificato Di Salvatore. Quello che non è stato in grado di spiegare, però, lo ha sottolineato l’avvocato dell’Acer, Eugenio Gallerani: perché certi passaggi di denaro seguivano strade tanto tortuose? Perché al posto del committente e del l’esecutore dei lavori compaiono Di Salvatore e Dianti, «che non sono nè il committente nè l’esecutore delle opere»?
Un altro interrogativo riguarda il comportamento tenuto da Di Salvatore dopo aver saputo che Dianti lo aveva filmato di nascosto per documentare la consegna delle mazzette. «Potete pure denunciarmi, ma non mi faccio ricattare», aveva risposto Di Salvatore. Ma a quelle parole non era seguita alcuna contromossa, e dopo il suo arresto Di Salvatore non si era sottoposto all’interrogatorio di garanzia. Due, le motivazioni fornite in aula: Di Salvatore temeva di venire licenziato dall’Acer (come poi avvenne) per quelle consulenze esterne non autorizzate; e su consiglio dei suoi difensori (gli avvocati Fabio Anselmo e Alessandra Pisa) non aveva voluto fornire alla controparte (Dianti) elementi che avrebbe potuto sfruttare a suo vantaggio.
Ma c’è anche una terza ragione, ha aggiunto rispondendo alle domande della difesa: «Ero sconvolto per il tradimento di Filippo Dianti, una persona che era riuscita a carpire la mia più completa fiducia, insinuandosi nella mia vita privata».
La difesa ha insistito sulla personalità del grande accusatore, mettendo in luce aspetti poco limpidi del suo privato e la natura opportunistica della sua amicizia con l’imputato. Un rapporto di amicizia alimentato da vacanze insieme, cene e serate. «Ora capisco che il suo obiettivo era quello di accreditare la sua azienda come la migliore tra quelle al servizio di Acer», ha aggiunto Di Salvatore, spiegando il voltafaccia dell’ex amico attraverso la sua parabola all’interno di Acer: la Global Impianti era l’impresa di fiducia dell’Azienda Casa, e Dianti era in ottimi rapporti, professionali e umani, con il presidente Ivan Ricci.
Tutto fila liscio nel 2006 e nel 2007, primi due anni del contratto stipulato tra Acer e Global Impianti e valido fino al 2009. Poi qualcosa si incrina. «Dianti aveva capito che i margini di guadagno erano inferiori rispetto al previsto, e cominciò a subappaltare a imprese meno qualificate». Da qui l’aumento di contestazioni, anche a mezzo stampa, degli inquilini Acer, il raffreddarsi dei rapporti con Ricci e l’intenzione, da parte del presidente, di escludere la Global Impianti dalla società di scopo che voleva creare. «Dianti sospettava che potessi averlo messo in cattiva luce - è l’interpretazione di Di Salvatore - così, mentre continuava a dimostrarsi amico, organizzava gli incontri per filmarmi a mia insaputa e ricattarmi. E ora lo posso dire, qui davanti a lui - conclude fissando l’ex amico - alla fine ci è riuscito, a rovinarmi la vita».
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