«Ucciso, e il cadavere non si trova»
Caduta ogni speranza di trovarlo vivo, chi indaga parla di una persona morta
Il questore Antonio Sbordone, il procuratore capo Bruno Cherchi e tutti gli inquirenti lo hanno ripetuto per giorni: «Speriamo sia ancora vivo». Così, frasi e parole di circostanza buttate sui taccuini dei cronisti dei primi giorni, oggi a 13 giorni di distanza dalla scomparsa di Perluigi Tartari fanno spazio al buon senso, alla logica. «Durante le ricerche non abbiamo trovato il cadavere», si fa sfuggire un inquirente che subito ripreso ammette: «Ormai a tanti giorni di distanza non è più possibile pensare che la persona scomparsa sia ancora viva». Dunque Tartari è stato ucciso, durante la rapina finita male, dopo esser stato sequestrato e portato via da casa sua con la sua auto. Ma dove potrebbe esser stato gettato il suo cadavere? La risposta è un rovello per gli inquirenti, non solo dal punto di vista giudiziario, perchè senza il cadavere, potrebbe essere difficile ad esempio contestare il reato di omicidio. Il cadavere potrebbe essere in uno dei tanti corsi d’acqua della zona tra Aguscello e Mizzana, visti i tanti percorsi possibili della banda in fuga, con Tartari a bordo dell’auto, la Opel Corsa che verrà ritrovata nel cimitero di Mizzana. Ma riflette un inquirente, visto che tracce dei rapinatori sono state registrate anche nel Comacchiese, non potrebbe anche esser stato scaricato là. La certezza di chi indaga è che quando l’auto arriva al cimitero di Mizzana, a bordo non c’è il cadavere: perchè lì, la OpelCorsa è arrivata per caso, dopo la bucatura della gomma, l’incidente al cerchione anteriore sinistro. Quando è arrivata lì? Anche questo è un mistero: testimoni dicono che venerdì pomeriggio non era lì. Ma chi gira con l’auto rubata di uno scomparso per due giorni?
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