Ferrara, svolta nel caso Tartari: un bandito è in carcere
Sviluppi nelle indagini: arrestata la prima persona del gruppo che aveva sequestrato l’anziano. Si cercano almeno altri due stranieri
FERRARA - Il primo è già in carcere, accusato non solo della rapina-aggressione a Pierluigi Tartari. Gli altri del gruppo, quelli che hanno rapinato e sequestrato (e ucciso?) l’anziano scomparso da Aguscello il 9 settembre scorso, sono ricercati.
Svolta attesa e annunciata.Finalmente, la svolta tanto attesa e annunciata dagli inquirenti è arrivata nei giorni scorsi con l’arresto di uno degli uomini coinvolti nel caso Tartari, grazie ai riscontri raccolti dagli ispettori della squadra mobile anche per altri fatti, rispetto al giallo di Aguscello. Giallo per cui ora gli stessi inquirenti - interpellati ieri mattina - parlavano in modo diretto, annunciando la sospensione delle ricerche, che ormai si sta cercando un “cadavere”. Di un anziano che sarebbe morto in una rapina finita male e durante il sequestro, anche questo è ancora tutto da dimostrare, dal punto di vista processuale. Niente di nuovo, però, perchè arrestato e ricercati sono i “sospettati” di cui si è parlato a lungo in questi giorni, le prime persone del gruppo di “balordi pericolosi” che gli inquirenti stavano cercando di incastrare da giorni.
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Giorni fa il riscontro. E proprio alcuni giorni fa, il riscontro tanto atteso è arrivato, innescando un provvedimento giudiziario nei confronti della persona ora in carcere che sarebbe stata riconosciuta da testimoni: questa è la persona, l’uomo, uno straniero che abita in una provincia vicina al Ferrarese, che era stato ritratto dalle telecamere del Bancomat dove è avvenuto il prelievo alle prime ore del mattino di giovedì 10 settembre, poche ore dopo l’assalto ad Aguscello e il sequestro di Tartari.
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Una immagine nitida. Quella immagine nitida era in mano fin dalle prime ore delle indagini agli inquirenti, partite un giorno e mezzo dopo la scomparsa di Tartari, indagini in cui gli ispettori della polizia avevano subito identificato l’uomo: ma solo questo non bastava, non è bastato per giorni per far far il salto all’inchiesta, perché portava solo e soltanto ad una incriminazione, al massimo per ricettazione o tuttalpiù all’uso indebito di carte. E allora cosa è cambiato, che cosa hanno in mano gli inquirenti da poter chiedere e ottenere un provvedimento in carcere di un indagato?
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Riscontri importanti. Al momento, da quanto si apprende, i riscontri sono importantissimi, ma hanno portato all’arresto soltanto di una persona del gruppo, di quelli che avevano usato Bancomat e carte di credito. Perchè ora, per chiudere l’inchiesta, e arrivare agli altri, serve tempo, servono riscontri ed è per questo che un inquirente spiega che bisogna «avere pazienza e soprattutto occorrono elementi sicuri e certi».
Attenti ai passi falsi. Ogni passo falso in questo momento potrebbe pregiudicare tutta l’inchiesta, e come accade nei grandi casi nazionali di cronaca, anche vanificare ogni sforzo con la cancellazione delle prove, nei processi che verranno, fa capire l’inquirente.
Blindare l’indagine. Procura e polizia in questi 13 giorni dalla scomparsa di Pierluigi Tartari hanno raccolto tante prove e riscontri ma debbono usarli per ricostruire lo scenario agghiacciante della scomparsa di Tartari, e, spiegano gli inquirenti, «blindare tutta l’inchiesta» per le prossime fasi.Uno scenario che possiamo ricostruire, al momento, in questo modo, partendo dalla scomparsa. La sera del 9 settembre, un gruppo di persone fa irruzione nella casa di via Ricciarelli ad Aguscello: dove Pierluigi Tartari, pensionato elettricista, vive nella casa col fratello Marco (abitazione al primo piano).
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Cercano soldi e picchiano. I rapinatori cercano soldi, non trovano nulla in casa, e porteranno via solo due fucili. Durante la rapina, Tartari viene colpito in faccia (per terra restano alcune gocce di sangue). I rapinatori lo portano via, lo caricano nella sua auto, una Opel Corsa scura: vogliono la garanzia che il pin che lui ha dato loro per i prelievi sia sicuro.
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In auto da Aguscello. In auto, da Aguscello, raggiungono via Padova, qui il prelievo nel Bancomat di Unicredit: sono le prime ore di giovedì mattina. Qui le telecamere riprendono due persone: una di loro viene subito riconosciuta dagli accertamenti in polizia e sarà l’uomo, 12 giorni dopo la scomparsa di Tartari, ad essere arrestato. Poi i rapinatori usano la carta di credito, fanno spese all’Ipercoop Le Mura, comprano tanto e arraffano in tutto poco più di un migliaio di euro: il prezzo della vita di Tartari .
Ucciso prima delle spese. Quando fanno le spese, secondo gli inquirenti, Tartari non è più con loro, forse già ucciso: volontariamente o no. Si ipotizza che il suo corpo possa essere stato gettato da qualche parte, durante il tragitto tra Aguscello e Mizzana. Le ricerche non hanno dato risultati: «Potrebbero averlo gettato anche in provincia», azzarda un inquirente.
Il cadavere che non c’è. Potrebbe anche non trovarsi più, anche nel caso in cui i suoi assassini (che non conoscono Ferrara) potrebbero non ricordare dove hanno gettato il suo «cadavere»: 13 giorni dopo la sua scomparsa, di questo parlano gli inquirenti. Del cadavere che non c’è. Forse, però, ci sono i suoi assassini.
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