«Carife, intervenga subito il Governo»
La scossa di Tagliani preoccupato per i continui rinvii e fa un appello all’esecutivo, ai parlamentari e a BankItalia
Sembravano finite o quantomeno diradate le attese della Carife in quella calda assemblea del 30 luglio scorso, quando si è assistito ad una resa incondizionata dei soci azionisti alla politica di risanamento voluta dai commissari sotto l’egida di BankItalia. In quella Caporetto del risparmio ferrarese, dove l’azione è scesa al prezzo di 27 centesimi, sacrificata sull’altare della ricapitalizzazione, si aprivano però le porte di una certezza: la banca è finalmente salva al termine di due anni e due mesi di dubbi e timori.
Dopo aver inseguito vanamente dal maggio 2013 il miraggio di un cavaliere bianco in grado di sanare le sorti della banca ferrarese, che assumeva di volta in volta le fattezze di un Zonin (PopVicenza) o di un Roncarati (CariCento), la soluzione salvifica del Fondo Interbancario è stata salutata come una vera manna in grado di far ripartire in fretta una banca che ha tanto bisogno di normalità. Solo a settembre, come se ad agosto tutto il mondo dovesse per forza fermarsi per ferie, sarebbe dovuta partire l’era della nuova Carife, ma la doccia fredda degli ultimi giorni ha fatto capire che ci saranno nuovi rinvii e che il Fondo interbancario non ha ancora provveduto alla ricapitalizzazione, facendo slittare questa agonia di altri due mesi, se va bene. Questi nuovi scenari, già riportati dal nostro giornale nelle ultime settimane di settembre, hanno spinto il sindaco Tagliani a scrivere una lettera sulla situazione della Carife - che potete leggere integralmente nell’infogramma qui a fianco - manifestando tutta la sua preoccupazione sull’evolversi della vicenda, o meglio sulla non evoluzione, visti i continui rinvii. La lettera non vuole avere toni allarmistici sulle sorti della banca, già salva nei piani di BankItalia, ma uno sprone per non perdere altro tempo. Tagliani chiama in causa il Governo e chiede all’esecutivo di agire tempestivamente. Chiama in causa i parlamentari ferraresi, suonando una specie di sveglia su un problema molto locale. Chiama in causa anche la Banca d’Italia, indicando gli obblighi che ha l’istituto centrale, quanto meno di ridurre i danni, augurandosi che il Fondo interbancario possa operare al meglio per la Carife. Chiama in causa pure la banca, da mesi in una situazione delicata. Tutti questi attori, secondo Tagliani, devono sentirsi preoccupati della situazione di momentaneo stallo che si sta prospettando per la banca ferrarese, proprio in una fase in cui bisognerebbe accelerare per uscire dal guado del commissariamento .
Preoccupazioni condivise anche perché al momento sono state disattese temporalmente le istanze operative dell’assemblea del 30 luglio, con uno slittamento dei termini che non giova alla serenità dei tanti azionisti e correntisti della banca, aziende e cittadini risparmiatori, già provati da due anni e mezzo di incognite.
La lettera di Tagliani finisce con l’invito ad agire in attesa di segnali convincenti. «Ferrara ha già dato», conclude il sindaco. Gli azionisti ferraresi, a conti fatti, molto di più.
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