Effetto Giannini sull’Anpi Cavallina si è dimesso
Ha lasciato la segreteria provinciale dopo una scambio di lettere con Civolani Lo scontro è sul documento che solidarizza con i contestatori della ministra
FERRARA - Non c’è una virgola fuori posto nelle lettere che si sono scambiati Diego Cavallina e Daniele Civolani per raccontarsi le opposte visioni sulla condotta che avrebbe dovuto tenere l’Anpi davanti ai fatti di San Nicolò. Come ai vecchi tempi. Bell’italiano, stile ineccepibile, raffinate argomentazioni, sapienti, venefiche stilettate. È così - badando alla forma e ai contenuti - che una volta ci si mandava elegantemente a quel paese. Il risultato del breve carteggio (due lettere di Cavallina e una di Civolani) è stato il seguente: Cavallina si è dimesso dalla segreteria provinciale dell’Anpi.
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Nella prima lettera Cavallina chiedeva al presidente dell’Anpi Civolani come sia stato possibile che l’Anpi abbia sottoscritto un comunicato che solidarizza con chi ha impedito a un ministro di parlare. Civolani, che ha inviato la risposta per doverosa conoscenza anche agli altri membri della segreteria, ha fornito questa spiegazione: «Carissimi, io, come Anpi, ho aderito al primo documento “L’unione fa la scuola”, stilato molto prima che la ministra Giannini venisse a Ferrara (primi giorni di maggio 2015) e propostomi dalla Cgil. Ho aderito senza alcuna remora perché corrispondeva alla linea tracciata dall'Anpi nazionale fortemente contraria a questa riforma e, come sapete, perché condivido in pieno questa contrarietà. In seguito la nostra sigla è apparsa in automatico nei due documenti successivi ed io non ho ritenuto di dissociarmi, soprattutto dall’ultimo». Cioè da quello che stava dalla parte dei contestatori, sottoscritto da tutti i sindacati della scuola.
La lettera di Civolani è lunga assai, a Cavallina probabilmente è bastato l’incipit per arrivare al dunque. «Caro Daniele, e cari compagni della Segreteria Provinciale, - scrive Cavallina - ho letto con molta attenzione la tua lettera nella quale spieghi la "Tua adesione, come Anpi" a tutti i vari documenti che si sono succeduti negli ultimi tempi contro la riforma nota come "buona scuola" e mi ha colpito molto che ormai l'adesione dell'Anpi vada in automatico su qualsiasi presa di posizione si riferisca a questo argomento». Cavallina si sofferma sul documento del 18 settembre, «quello definito di approvazione dei metodi violenti coi quali si è impedito lo svolgersi della manifestazione con la ministra Giannini alla festa dell'Unità». «Su questa adesione - chiarisce Cavallina - esprimo il mio totale dissenso. Potrei aggiungere che comprendo le ragioni di chi sostiene che gli organizzatori hanno sbagliato a non prevedere una regia più "aperta" o che alcune reazioni sono state esagerate o espresse con la fraseologia tipica di un linguaggio "da social" che non fa certo onore a chi le formula» (questa è per il suo Pd). Ma il nodo per Cavallina è un altro: «Detto tutto questo, resta la sostanza politica dell'accaduto (come tutti i media nazionali hanno ben colto) cioè l'impedimento dell'espressione di un pensiero con la prevaricazione. E non mi può bastare la motivazione che in passato è già successo nei confronti di rappresentanti di altri governi, ero e sarò contrario anche di fronte a questi episodi». Cavallina, che già non condivideva «molte prese di posizione politiche dell’Anpi nazionale» ha ritenuto che con gli ultimi episodi provinciali si sia passato il segno e ha rassegnato le dimissioni.
Anche perché Civolani nella risposta a Cavallina anticipa che non solo non mollerà di un millimetro sulla Buona Scuola, ma che come Anpi farà fuoco e fiamme contro la riforma della Costituzione (Senato con annessi e e connessi). Probabilmente non è finita qui dentro l’Anpi. Civolani lo sa e calza l’elmetto: «Se da più compagni mi verrà la richiesta di una verifica, io convocherò la segreteria, ma preannuncio e ribadisco che non intendo in alcun modo dissociarmi dalla protesta, naturalmente accettandone le conseguenze».(m.p).
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