Omissione d’atti, poliziotto assolto in appello
Era stato condannato in primo grado per non aver segnalato una rissa avvenuta in un bar
In primo grado era stato condannato ad un anno senza sospensione condizionale della pena. Una sentenza che lo aveva ferito profondamente ma non gli aveva tolto la speranza di poter ribaltare il verdetto in appello.
Ed è quello che è successo ieri, quando i giudici della Corte d’appello di Bologna hanno assolto Vittorio Ravaglioli, poliziotto della questura cittadina, che era accusato di omissione d’atti d’ufficio.
Secondo l’accusa l’agente era presente in un bar al momento di una rissa e nel suo ruolo di poliziotto avrebbe dovuto segnalare l'episodio in una denuncia e in una relazione di servizio. In primo grado, a Ferrara, il collegio giudicante lo aveva condannato alla pena di un anno per omissione di atti d'ufficio, mentre lo aveva assolto con formula piena dal favoreggiamento come aveva richiesto il pm Barbara Cavallo.
Ieri Ravaglioli, difeso dall’avvocato Gianluigi Pieraccini, ha visto respingere dai giudici del processo d’appello anche la richiesta di condanna per l’omissione d’atti d’ufficio chiesta al procuratore generale. Ravaglioli si era trovato la mattina del 29 marzo 2009 in un bar di Corso Giovecca, zona Sant'Anna, a fare colazione. Proprio in quel momento tra le persone all'interno, un gruppo di ragazzi e due coppie, un litigio sconfinò in una scazzottata. Secondo l’accusa il poliziotto avrebbe assistito e poi avrebbe dovuto segnalare il fatto, perchè presente nel bar. Una ricostruzione che però la difesa ha contrastato efficacemente in udienza riuscendo a convincere i magistrati che il poliziotto non aveva commesso alcun reato.
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