Banda in azione la sera prima ad Aguscello
Un’auto venne inseguita e bloccata l’8 settembre: a bordo il “capo” ora ricercato per la rapina violenta su Tartari
È forse la stessa banda, sicuramente la stessa persona ora in fuga dall’arresto per rapina a Pierluigi Tartari. Banda e ‘capo’ erano lì, ad Aguscello, la sera prima dell’assalto in casa Tartari. Per tentare un colpo, sventato solo da coraggio e prontezza di un agricoltore della zona e di alcuni suoi lavoranti stranieri che hanno inseguito e bloccato un’auto sospetta, una Alfa Romeo, ne presero la targa, informarono gli inquirenti.
Dai controlli su auto e targa è emerso che a bordo di quella macchina c’era la stessa persona, un croato di 50 anni, oggi accusato della rapina-aggressione di Tartari: il possibile ‘capo’, lo stesso che fa prelievi col bancomat di Tatrari, usa suoi documenti e carta di credito per far acquisti e regala scarpe sportive a Costantin Fiti, diventate prova per incastrarlo, tenerlo in carcere. La sera dell’ 8 settembre, il giorno prima della scomparsa di Tartari, scattò l’allarme ad Aguscello. Un agricoltore e i suoi lavoranti si preoccuparono vedendo un’auto sospetta andare avanti e indietro per la strada. La inseguirono e poi videro da lontano un uomo dentro il cortile di una casa che scavalcava la recinzione, e si infilava nell’auto che scappava: forse fu un colpo sventato, un furto sfumato in un’altra casa, di Aguscello dove la sera dopo avverrà la tragedia di Tartari, la rapina-aggressione e il sequestro. Emerge un po’ di tutto dall’inchiesta ora che vi è stata discovery degli atti, obbligata, dopo il provvedimento di arresto. L’accusa, procura e polizia hanno raccolto prove su prove, testimonianze e tanto altro, mentre le indagini continuano per arrivare a bloccare quel ‘capo’ in fuga. Dalla procura è giunto il rilievo che la pressione mediatica di questi giorni ha interferito con le indagini. Ma è anche vero che la stessa pressione potrebbe aver aiutato gli inquirenti, visto che - ad esempio - la segnalazione di quell’auto ad Aguscello, il giorno prima l’assalto, viene verbalizzata una settimana dopo il fatto, il 16 settembre: probabilmente chi ne parla lo fa perché ha letto su giornali e visto in tv il caso. Una testimonianza, questa, importantissima dicono gli inquirenti negli atti, perché piazza uno degli autori della rapina violenta, ad Aguscello, la sera prima dell’assalto invia Ricciarelli.
Dunque, tanti hanno visto e tanti hanno dato informazioni agli inquirenti, non solo testimoni ma confidenti che hanno riferito di tutto e di più. Che parlavano di una assenza sospetta delle persone oggi ricercate. Oppure, addirittura dal carcere, chi diceva di sapere chi c’era dietro il caso Tartari (rapina, scomparsa e altro) dando nomi e circostanze, esatte e coincidenti. Insomma, tutti ne parlavano perché giornali e tv lo facevano. Il rumore a volte può anche servire.
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