Carife, i sindacati chiedono certezze
Cavallini (Cgil) dopo l’appello di Tagliani: Ferrara più avanti di Marche e Etruria, servono date per l’ingresso del Fondo
Separare il destino della Cassa di Risparmio di Ferrara da quelli delle altre banche in fase di salvataggio, cioè Banca Marche e Etruria. Non tanto per l’esito conclusivo della procedura, che dovrà essere lo stesso per tutti e tre gli istituti se si vogliono evitare i riflettori di Bruxelles, quanto nella tempistica del percorso. «Non chiediamo un trattamento differenziato, ma certezze sulla conclusione di un percorso che ha già formalizzato i suoi passaggi, a differenza delle altre banche, e sta ora subendo dei ritardi - annota Nicola Cavallini, sindacalista aziendale della Fisac Cgil - C’è bisogno, al di là di quali strumenti il Fondo deciderà di utilizzare, di qualche garanzia anche in vista della scadenza di fine anno. In questo senso può essere interpretato l’appello del sindaco Tagliani». La lettera con la quale il primo cittadino ha pubblicamente chiesto un’accelerata sul salvataggio, ammettendo la preoccupazione per lo slittamento di un paio di mesi rispetto alla scadenza di fine settembre, ha mosso parecchio le acque in Carife, spingendo tra l’altro i sindacati a chiedere un incontro allo stesso Tagliani: si farà probabilmente all’inizio della prossima settimana. È chiaro a tutti che, al di là «dell’iter imposto al Governo della direttiva Ue sulle crisi bancarie e le conseguenti modifiche normative» come ha scritto il sindaco, il ritardo è dovuto alla difficile messa a punto della holding alla quale conferire le quote delle banche da salvare, per impedire quella partecipazione diretta a capitali d’impresa che potrebbe far insorgere l’Antitrust Ue, sulla scorta del caso-Tercas.
Se lo strumento dev’essere quello, difficile pensare ad un percorso diverso per la sola Carife (investimento diretto e immediato a Ferrara, con la holding nelle altre due banche), e di conseguenza al closing ferrarese in anticipo rispetto alla laboriosa messa a punto degli altri due interventi. Si può però puntare, appunto, ad una formalizzazione del percorso Carife, che fino ad oggi è passato solo attraverso indiscrezioni di stampa. E su questo fronte arrivano, attraverso l’indicazione degli uomini Fitd per corso Giovecca, segnali importanti di accelerazione verso l’assemblea di nomina dei nuovi vertici.
La legge di recepimento delle direttive comunitarie sul bail-in, cioè i salvataggi bancari pagati da azionisti e obbligazionisti degli istituti in crisi e solo in casi eccezionali del Fondo, non si sa bene quando verrà calendarizzata alle Camere, e su questo è stata forte la sollecitazione di Tagliani. «Non sono informato della vicenda e ho letto sui giornali dell’appello del sindaco ai parlamentari - ribatte seccamente Alessandro Bratti (Pd) - Sono come sempre a disposizione, proverò ad informarmi sui lavori delle commissioni interessate ma il calendario dell’aula è molto intasato. Devo sottolineare che sulla vicenda mai sono stato sollecitato direttamente. In precedenti stagioni politiche si faceva una bella convocazione attorno ad un tavolo e noi parlamentari venivamo investiti di un compito specifico, su Carife non è successo. Un’interpellanza? L’ho già fatta in termini forzatamente generici ed è mancato poco che mi dessero dell’incompetente».
Quanto al fronte governativo, pure sollecitato nella lettera-appello, risulta che già ieri ci sia stato un contatto con il sindaco, per capire come si sta muovendo il ministero del Tesoro (tocca formalmente a lui il rinnovo per altri due mesi del commissariamento, ancora non ufficializzato) e che tipo di segnali sono in arrivo da Roma per i soci ferraresi. È infatti chiaro che la scelta dei membri Cda di competenza del Fondo (sei oppure otto, a seconda delle scelte) mette pressione anche alla Fondazione, alla quale spetta, attraverso la presentazione in assemblea della lista che arriverà al secondo posto, la designazione dell’unico consigliere ferrarese. Sergio Cesare Capatti, politico e banchiere di lungo corso, è il più titolato come profilo Bankitalia, ma non è un mistero che il sindaco preferirebbe un consigliere più giovane e meno legato al sistema di potere storico della banca.
Stefano Ciervo
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