La pioggia scaccia il fumo ma non i tanti dubbi
Bratti (Commissione ambiente della Camera): nel Mezzano niente rifiuti tossici
COMACCHIO. La pioggia ha per il momento attenuato l’odore della torba bruciata e molto probabilmente, almeno per questa stagione, i fumi molesti (non nocivi, solo molesti) non dovrebbero più ballare nell’aria. E non solo per le temperature che sono tornate nella norma ma soprattutto perché l’autocombustione, e finalmente siamo arrivati a un punto fermo, nel Mezzano non può esistere. Qualcuno, forse più di uno, il fuoco volontariamente o accidentalmente lo ha appiccato, le sterpaglie hanno così preso fuoco in uno dei periodi più caldi degli ultimi anni e la torba, che va avanti a bruciare come il carbone, non ha dato tregua ai cittadini di tutto il territorio per settimane e settimane.
«Quella che abbiamo vissuto e stiamo vivendo - sottolinea l’onorevole Alessandro Bratti, presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati - non è certo una situazione paragonabile a quella che si vive in altre realtà d’Italia. Nel Mezzano i roghi tossici non si sono mai visti, non esistono “squadre organizzate” e aziende non a norma: il territorio da questo punto di vista è certamente “pulito”». In effetti, anche tornando indietro nel tempo, escludendo un’operazione legata alla questione “Ecomafie” in Emilia Romagna che ha visto l’intervento dei carabinieri nel Mezzano e precisamente nei pressi dell’ex zuccherificio, il resto sono al momento solo supposizioni.
«È però giusto sciogliere ogni dubbio - prosegue Bratti - ed è quello che già Arpa sta facendo da mesi. Qualcuno continua a sollecitare “analisi”, ma di che tipo? Dove? In casi come questi o si ha un’idea precisa di dove si vuole arrivare e di conseguenza si sollecitano interventi mirati, oppure ci si affida ad esperti che lavorano nel sito da mesi e che quindi ben sanno cosa stanno facendo».
Per quel che concerne invece i fanghi, ai sensi del Testo unico, i fanghi di depurazione sono classificati come “rifiuti speciali” e l’utilizzo in agricoltura, in base alle competenze delegate dallo Stato alle Regioni, è disciplinato dal Dlgs 99/1992. In Emilia-Romagna, tra le colonne portanti nell’ambito della normativa regionale, due delibere intervengono in materia di indirizzi alle Province per la gestione e l’autorizzazione all’uso e con un programma di approfondimento delle caratteristiche qualitative. In questo panorama si è andata definendo la soglia di attenzione per l’utilizzo del fango (Sauf) e i relativi presupposti per la sospensione all’uso in caso di superamento.
In linea di massina la Provincia di Ferrara dovrebbe dunque avere la mappatura completa di tutta la zona e di conseguenza si potrebbero individuare le aree in cui è stata chiesta l’autorizzazione a procedere con lo spandimento.
Ecco quindi che l’area da prendere in esame potrebbe ridursi notevolmente ed al momento basterebbe verificare se nei campi al momento interessati dagli incendi si è proceduto o meno all’utilizzo degli stessi in agricoltura.
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