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Truffa a Carife: assolto l'ex direttore Murolo

Truffa a Carife: assolto l'ex direttore Murolo

Si è chiuso con sette assoluzioni «perchè il fatto non sussiste» e  altrettante dichiarazioni di prescrizione il processo di appello bis

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Si è chiuso con sette assoluzioni «perchè il fatto non sussiste» e altrettante dichiarazioni di prescrizione il processo di appello bis per truffa alla Cassa di Risparmio di Ferrara, legato ai progetti di sviluppo immobiliare denominati Milano Santa Monica e MiLuce. La sentenza è stata pronunciata dai giudici della quinta sezione penale della Corte d'appello di Milano. Gli imputati nel procedimento per cui è stata emessa la sentenza sono Gennaro Murolo, ex direttore generale della Cassa di Risparmio di Ferrara, gli imprenditori campani Dante e Luigi Siano, i fratelli Aldo e Giorgio Magnoni (gruppo Sopaf), Sandro Bordigoni (della Navir), e Mirko Leo (della Commerfin, società riconducile ai Siano). La sentenza arriva al termine del secondo processo di appello sulla vicenda, dopo che le assoluzioni per i sette imputati  arrivate l'11 giugno 2014 alla fine del primo processo di appello erano state annullate dalla Corte di Cassazione nel  gennaio scorso. I giudici hanno comunque confermato le statuizioni civili, ovvero il pagamento di una provvisionale di circa 20 milioni di euro alla parte civile Cariferrara e delle spese processuali sempre alla parte civile per 14mila euro (pari al 50% di quanto inizialmente previsto). La prescrizione ha riguardato l'episodio relativo al fondo Aster, mentre l'assoluzione è arrivata per i fatti riguardanti il fondo Calatrava.

La procura generale aveva chiesto la prescrizione per i fatti poi dichiarati effettivamente prescritti e la condanna per quelli per cui, invece, la Corte d'appello ha assolto i sette imputati. Al centro del processo ci sono due operazioni immobiliari finanziate dalla Cassa di risparmio di Ferrara e dalla controllata, la Sgr Vegagest (che si trova attualmente in liquidazione coatta amministrativa), in particolare dalla sua società attiva nel settore del real estate, Vegagest immobiliare. Per la procura di Milano, che ha condotto le indagini, con questi progetti di sviluppo immobiliare sarebbe stata portata avanti una truffa ai danni della Carife, attraverso tra l'altro l'acquisto di terreni comprati per importi poco rilevanti e poi rivenduti con plusvalenze di decime di milioni di euro.

Andando nel dettaglio, per realizzare i due progetti erano stati creati, attraverso Vegagest, due fondi: Aster per Santa Monica e Calatrava per MiLuce. Le operazioni hanno ricevuto nel corso di circa due anni, da maggio 2006 a febbraio 2008, ingenti finanziamenti da parte della Cassa di risparmio di Ferrara, che è arrivata a iscrivere a sofferenza oltre 100 milioni di euro e che ha portato a una ricapitalizzazione di 150 milioni di euro, pari alla esposizione della banca con il gruppo Siano. Secondo l'ipotesi accusatoria, gli imputati avrebbero «realizzato un
ingiusto profitto grazie a plurime erogazioni di finanziamento da parte del predetto istituto di credito, utilizzando con sincronia nelle forme di manifestazione artifici e raggiri». Tra le contestazioni fatte dalla procura, c'è il fatto che le società immobiliari ricevevano dalla banca i finanziamenti per poter comprare quote dei fondi immobiliari creati da Vegagest. Inoltre, era sempre Carife, tramite il fondo Aster, a comprare dai Siano il terreno su cui costruire il complesso immobiliare, l'area ex Cascina Boffalora a Segrate, che il gruppo Commerfin degli imprenditori campani aveva pagato nel 2002 circa 12 milioni di euro, poi pagato da Carife 117 milioni. Una operatività analoga è quella riscontrata dagli inquirenti per il fondo Calatrava, creato per realizzare l'operazione MiLuce (in una area compresa tra via Adda e via Pirelli a Milano). Anche per questo fondo, Carife ha erogato finanziamenti ai soci del fondo per acquistarne ulteriori quote e il terreno anche in questa circostanza sarebbe stato oggetto di una supervalutazione: l'area interessata era stata comprata per 200mila euro e poi rivenduta dopo tre anni a 4,5 milioni di euro. Per la Corte d'appello di Milano la presunta truffa operata sul fondo Aster è prescritta, mentre per il fondo
Calatrava gli imputati sono stati assolti «perchè il fatto non sussiste». (fonte Radiocor)

I precedenti

Il processo arrivato oggi alla seconda sentenza di appello era iniziato nel maggio 2014. Gli imputati erano stati mandati a processo con una citazione diretta da parte del pm Gaetano Ruta, titolare del fascicolo, il 17 febbraio 2012, e il procedimento davanti a un giudice monocratico della terza sezione penale del tribunale di Milano è iniziato il 17 maggio dello stesso anno. La sentenza di primo grado è stata pronunciata il 18 luglio 2013, in quella occasione erano stati condannati Gennaro Murolo, ex direttore generale della Cassa di Risparmio di Ferrara a 3 anni (la richiesta del pm era stata per una condanna a 3 anni e 6 mesi), Dante e Luigi Siano a 4 anni e 6 mesi (richiesta di 6 anni), i fratelli Aldo e Giorgio Magnoni a 4 anni (richiesta di 4 anni e 6 mesi), Sandro Bordigoni a 4 anni (richiesta di 4 anni e 6 mesi), e Mirko Leo a due anni e sei mesi (richiesta a 4 anni), mentre era stata assolta Nadia Mangiarotti (con Leo dipendente della Commerfin, società riconducibile ai fratelli Siano), per cui la procura aveva chiesto una condanna a 2 anni. Sempre in primo grado, i fratelli Siano e Mirko Leo erano stati anche assolti da alcune accuse, in particolare tutti e tre erano stati assolti dall'accusa di omessa dichiarazione dei redditi per la società Industrie de la Construction SA per l'anno 2008, con Leo che era stato assolto anche da uno degli episodi di truffa ai danni di Carife. Dopo il ricorso delle difese degli imputati, si è arrivati l'11 giugno 2014 è arrivata la prima sentenza di appello che ha visto l'assoluzione dei sette imputati che erano stati condannati in primo grado, con la procura generale di Milano che aveva chiesto, invece, la conferma della condanna con una lieve riduzione delle pene. Nel gennaio di quest'anno la Corte di Cassazione però ha annullato con rinvio la sentenza di appello, aprendo di fatto al processo di secondo grado bis, che si è chiuso oggi con una sentenza di parziale prescrizione e parziale assoluzione degli imputati, lasciando invariate le statuizioni civili.

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