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«Caro sindaco, la Celletta ha bisogno di interventi»

«Caro sindaco, la Celletta ha bisogno di interventi»

Don Alvaro Marabini scrive a Fiorentini sullo stato del santuario argentano ed evidenzia problemi per la manutenzione dell’area e l’assenza di servizi igienici

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ARGENTA. A Roma c'è il Colosseo e ad Argenta la Celletta. Entrambi hanno in comune il recente provvedimento legislativo voluto dal ministro (ferrarese) Dario Franceschini, con il quale si annovera fra i servizi pubblici essenziali i musei ed i siti archeologici. Precisato che il santuario argentano non è stato interessato da un’improvvisa assemblea sindacale ma da «problemi che concernono la manutenzione dell'area di pertinenza e, soprattutto, l'assenza di servizi igienici decorosi». Tanto viene evidenziato in una lettera aperta a firma dell’arciprete don Alvaro Marabini e inviata al sindaco Antonio Fiorentini. Dunque, nemmeno il tempo prendere possesso del santuario della Celletta (ha sostituito don Giancarlo Galeati, trasferito nel Ravennate) che don Alvaro ha subito messo in chiaro le sue intenzioni. Facendosi interprete non solo dei fedeli rappresentati nel consiglio pastorale ma anche dei turisti o dei viaggiatori che frequentano la chiesa della Celletta, «penso e spero - scrive il sacerdote - di rappresentare non solo i credenti ma la cittadinanza argentana cui, non solo giuridicamente ma, vorrei dire, moralmente il Tempio appartiene per lo spontaneo e popolare senso di Fede e di devozione derivante dalla storia della Celletta, così ben documentata, a riprova di ciò, nell'opera di frate A.Liverani del 1867 riproposta ai cittadini in ristampa anastatica nel settembre 2012 grazie alla encomiabile iniziativa del Circolo Numismatico Argentano».

Don Alvaro, nel ribadire i problemi sulla manutenzione e sull'assoluta mancanza di servizi igienici, fa presente al sindaco Fiorentini che «è frequente l'uso dell'area di pertinenza per le necessità fisiologiche dei visitatori. Converrà con noi - scrive ancora don Alvaro rivolgendosi al sindaco - che non si addice ad un luogo di culto nonchè monumento nazionale quale è la Celletta un simile spettacolo ed un simile panorama che non solo contrastano con la purezza delle linee aleottiane ma offendono la sensibilità e la dignità della cittadinanza che vi assiste impotente».

Motivando la richiesta sulla base del fatto che tutti si affidano all’istituzione comunale, «nella quale tutti ci riconosciamo per la tutela degli interessi collettivi - prosegue la lettera con la quale si dà anche piena disponibilità a collaborare -, si chiede, quando e come ritiene di affrontare e risolvere i problemi sopra esposti».

Giorgio Carnaroli

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