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«La giustizia delegata alle famiglie»

«La giustizia delegata alle famiglie»

Il senatore Manconi: «In troppi casi i parenti delle vittime delle forze di polizia si sono dovuti sostituire allo Stato»

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«Dalla morte di Federico Aldrovandi sono numerosi i ragazzi che hanno perso la vita quando erano sotto la custodia delle forze di polizia. Quindi siamo in presenza di una gravissima tendenza». Sono queste le parole rilasciate alla Nuova Ferrara dal senatore Luigi Manconi, presidente della commissione Diritti umani del Senato, poco prima del dibattito organizzato dalla stessa commissione per commemorare il decennale della morte di Federico Aldrovandi scomparso il 25 settembre all’età di 18 anni in via Ippodromo mentre era stato fermato da quattro poliziotti.

«Dopo quel 25 settembre la vicenda si è già ripetuta numerose volte, in città diverse e con forme diverse», spiega il senatore Manconi. «Una successione di casi che hanno visto persone private della libertà trovare la morte mentre erano sotto la custodia delle forze di polizia».

Per Manconi «la vicenda Aldrovandi ci racconta tre elementi importanti: che è possibile operare per giungere alla verità per quanto si tratti di un’impresa di gigantesca difficoltà, che in quella vicenda chi ha avuto un ruolo fondamentale sono i famigliari e che, ed è quello che vogliamo verificare con il dibattito, le forze di polizia non sono compatte, non sono una realtà omogenea. Io continuo a ripetere che esiste una componente malata nella polizia ma anche una maggioranza di poliziotti e carabinieri che molto faticosamente affermano una diversa idea del loro ruolo e una diversa capacità di rispettare i principi e le garanzie dello stato di diritto».

Poi, tornando al ruolo fondamentale che hanno avuto i famigliari nel far emergere la verità, spiega: «C’è una successione impressionante di casi simili a quello che ha visto coinvolti i genitori di Federico. Casi in cui i famigliari delle vittime hanno avuto un ruolo importante se non decisivo: Giuseppe Uva, Stefano Cucchi, Michele Ferrulli, Dino Budroni e Riccardo Magherini. Sono solo alcuni ma ce ne sarebbero molti altri. In tutti questi casi i famigliari hanno avuto un ruolo centrale integrando o sostituendo funzioni che gli apparati dello Stato non svolgevano».

Ricordando che Patrizia Moretti, madre di Federico e presidente dell’associazione Aldrovandi, ieri sera incontrando i due sindacalisti della polizia è andata oltre le divise guardando gli uomini piuttosto che le uniformi, sottolinea: «Non è la prima volta che fa questo. Ha già incontrato in passato l'attuale capo della Polizia e anche quello precedente. Questo di Ferrara è certamente un momento più solenne perché avviene dopo dieci anni dalla scomparsa di Federico e nel corso di una commemorazione ».

E sul reato di tortura, per cui la cui mancanza l’Italia è stata condannata dalla Corte europea di Strasburgo e che lo stesso padre di Federico, Lino, Aldrovandi, chiede a gran voce, Manconi aggiunge: «Il reato di tortura attende di entrare nel nostro ordinamento da alcune decine di anni e ora rischia di farlo nella forma peggiore, con un testo del tutto inadeguato».

Andrea Perini

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