Omicidio Tartari, un controllo sul treno ha fermato la fuga di Ruszo
Il più giovane della banda bloccato dalla Polfer mentre viaggiava di notte verso Venezia. Per quindici giorni si era sentito al sicuro, poi la decisione di scappare
FERRARA. Stava scappando da Ferrara, molto probabilmente dall’Italia, due settimane dopo l’aggressione e l’omicidio di Pierluigi Tartari. In tutto questo tempo Patrik Ruszo si era sentito al sicuro, abbastanza per non considerare nemmeno l’idea di una fuga, e continuare invece a muoversi tra il Ferrarese e le province vicine. L’arresto di Fiti ha cambiato tutto: con il fermo di uno dei suoi complici, per Ruszo il terreno ha cominciato a scottare. E allora non restava che sparire, salire su un treno per allontanarsi il più possibile da Ferrara, via, verso il confine.
Ed è sul treno Bologna-Venezia che, venerdì sera, la sua fuga appena cominciata è stata interrotta dagli agenti della Polfer di Padova, impegnati in continui controlli sui convogli notturni, dopo l’allarme-rapine sui treni esploso mesi fa per i gravi episodi di Milano.
«Gli operatori - ha spiegato la dirigente della Polfer di Venezia, Manuela De Bernardin - sono allenati a capire le persone, a cogliere atteggiamenti e comportamenti che possono risultare sospetti. Così hanno deciso di controllare i documenti di quel ragazzo, scoprendo che il suo nome era inserito in una dettagliata informativa della Squadra mobile di Ferrara». Ruszo non ha tentato nemmeno un accenno di resistenza, consegnando subito i documenti di identità.
Erano circa le 22.30 quando gli agenti della Polfer hanno annotato il suo nome. Pochi minuti dopo i poliziotti si sono resi conto che quello non era più un semplice controllo. Patrik è stato fatto scendere alla stazione di Padova, dove è stato preso in consegna dagli ispettori della Mobile estense per essere condotto in Questura a Ferrara. Alle 4.30 il pubblico ministero Di Benedetto ha cominciato l’interrogatorio e poco dopo le 7 Ruszo era formalmente indagato per omicidio volontario, rapina aggravata, uso indebito di carte di credito e furto.
Contestazioni che ora saranno estese anche a Constantin Fiti, il complice finito in carcere martedì scorso con la sola accusa di rapina aggravata. Ma la cattura di Ruszo ha cambiato tutto. In due ore e mezza di interrogatorio ha confessato, ha ammesso la sua partecipazione e quella di Fiti all’agguato mortale di Aguscello, ha fornito agli inquirenti tutte le indicazioni per ritrovare il cadavere della vittima.
Ruszo ha di fatto confermato la ricostruzione degli avvenimenti già ipotizzata da procura e polizia. I malviventi erano già in giardino quando Tartari è rientrato a casa con una pizza da asporto. Il tempo di entrare lasciando momentaneamente socchiusa la porta, e di riporre la pizza, e i malviventi (il pm ha parlato di altre persone ancora da rintracciare) sono entrati in casa, hanno colpito l’anziano con un corpo contundente, si presume un tubo, e si sono fatti consegnare il bancomat. Tartari è stato portato via dalla sua casa, legato e imbavagliato, ancora in vita, sulla sua stessa auto, per poi spirare durante il tragitto. La banda ha nascosto il corpo in un casolare sperduto nella vegetazione tra Porotto e Coronella e per altri due giorni ha usato l’auto della vittima, poi abbandonata a Mizzana. Due giorni in cui hanno continuato a usare il bancomat rubato e a lasciare tracce. Il tutto per poco meno di duemila euro.
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