Unifestival, l’ateneo entra nel cuore della città
Si conclude oggi la tre giorni con il punto del rettore Pasquale Nappi Ieri tra gli appuntamenti molto seguito il progetto delle cliniche legali
Si conclude oggi “Unifestival”, la tre giorni in cui l'Università di Ferrara si è aperta alla cittadinanza per celebrare i 625 anni dalla sua fondazione. Sono stati tre giorni ricchi di eventi, che hanno spaziato dalla presentazione di libri, con autori come Gianrico Carofiglio, Gherardo Colombo e Maurizio Torchio, a conferenze condotte da grandi scienziati, come il professor Paolo Zamboni. Ma non sono mancati laboratori per i più piccoli, proiezioni di film in seconda visione, e workshop, per una didattica sempre più laboratoriale. Tutti gli eventi si sono svolti nel centro cittadino, tra piazza Trento-Trieste e il Polo di Economia, in via Voltapaletto, ed è proprio il caso di dire che l'Università è uscita dalla torre d'avorio per portare in piazza l'innovazione. Oggi l'evento clou è alle 15 all'Arena, il gazebo più grande su piazza Trento Trieste, vicino alla libreria Ibs+Libraccio, dal titolo “I 625 anni di Unife-l'Università dal punto di vista dei media”. Relatori saranno Pasquale Nappi,rettore dell'Università di Ferrara e Alessandro Somma, sempre di Unife. Dialogano con gli studiosi, i direttori e i responsabili delle redazioni giornalistiche locali. Modera Andrea Maggi, Università di Ferrara. Ieri, al gazebo 3, si è svolta una conferenza sulle cliniche legali, organizzata dal dipartimento di studi giuridici. Ha introdotto Alessandra Annoni, dell'Università di Ferrara, spiegando che «nel secondo semestre partirà un progetto di clinica legale a Ferrara, coordinato dalla docente Silvia Borelli, di diritto del lavoro. Se questa prima fase andrà bene, la clinica potrà allargarsi ad altri settori disciplinari». Fabio Ravelli, dell'Università di Brescia, ha spiegato che «le cliniche legali in Italia sono pratiche recenti. Permettono di dare un'assistenza qualificata a chi non può permettersela. Si tratta di un modo nuovo d'insegnare, perché gli studenti sono attivamente coinvolti nella soluzione di un problema, diventando così cittadini più attivi e responsabili». Enrica Guerra, dell'Università di Roma III, spiega che «abbiamo attivato una clinica sull'immigrazione, per fare università in maniera diversa».
Veronica Capucci
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