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Caccia serrata al terzo uomo Il capo della banda ancora in fuga

Caccia serrata al terzo uomo Il capo della banda ancora in fuga

Oggi convalida dell’arresto di Patrik Ruszo: la mamma fa la badante vicino alla casa dell’agguato Gli inquirenti: «La donna non è indagata». E Fiti dal carcere continua a dichiararsi innocente

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All’appello manca ancora il capo, l’uomo che secondo procura e squadra mobile era il leader della banda che il 9 settembre ha rapinato, picchiato e fatto morire Pierluigi Tartari dopo aver fatto irruzione nella sua casa di Aguscello.

L’uomo, un cinquantenne dell’Est, prima di allontanarsi dal Ferrarese avrebbe cercato di convincere Patrik Ruszo a scappare con lui. Ma il giovane slovacco, che dopo una rapida fuga in Ungheria aveva deciso di rientrare in Italia, aveva preferito non seguirlo per tentare poi una fuga solitaria venerdì scorso, quando è stato individuato e bloccato dagli agenti della Polfer su un treno diretto a Venezia. Questo quanto dichiarato dallo stesso diciannovenne nel corso del lungo interrogatorio condotto dal pm Di Benedetto la notte della sua cattura, e che ha permesso di ritrovare il corpo della vittima, nascosto in un casolare, aggravando la posizione di Constantin Fiti, il rumeno di 22 anni che si trovava già in stato di fermo per rapina.

Ma c’è un’altra persona entrata suo malgrado nel “giallo di Aguscello”. È la mamma di Patrik, una donna che svolge il lavoro di badante per un’anziana che vive vicino alla casa di Tartari. È in quella casa che la banda si era fermata a prendere un caffè il giorno prima dell’agguato mortale, un particolare che rinforza la convinzione che il terzetto avesse già individuato la sua preda - un uomo anziano che viveva solo - e che quel caffè altro non fosse che un pretesto per un sopralluogo prima di agire.

La donna, al momento, non risulta indagata, come confermavano ieri gli inquirenti, ma la sua posizione dovrà essere valutata. Va precisato che la mamma di Patrik è la stessa ad aver fornito agli inquirenti un’importante testimonianza, riferendo di aver sentito Tartari gridare “Basta, non ho più nulla”! Nella casa di Aguscello, in effetti, c’era ben poco da rubare. Gli aguzzini del pensionato, oltre al bancomat, avevano rimediato due fucili (di proprietà del fratello, regolarmente denunciati e detenuti) e alcuni quadri che, sempre secondo il racconto di Ruszo, sarebbero stati poi messi nel baule dall’auto di Tartari, l’auto con cui i malviventi si erano poi allontanati portando con sè la vittima legata e imbavagliata.

Oltre a Patrik e al “terzo uomo” (ma non è esclusa la presenza di altre persone), quella sera ad Aguscello c’era - sempre secondo la confessione di Ruszo - anche Constantin Fiti, il primo a finire in carcere, inizialmente con la sola contestazione della rapina aggravata, e oggi anche di omicidio volontario. Fiti e il “capo”, ha riferito, si erano incontrati in carcere, mentre lui, Ruszo, li aveva conosciuti in un momento successivo, quando erano tornati in libertà. Fiti continua a proclamarsi innocente, a negare di aver partecipato all’aggressione e di essere stato coinvolto solo per quel paio di scarpe comprate dagli altri due “complici” con i soldi sottratti a Tartari. Due i filmati che vedono il 22enne in compagnia di Raszo e del cinquantenne ancora ricercato: il primo in un noto negozio di marche sportive, dove i tre però non hanno comprato nulla, e il secondo in un ipermercato.

La versione fornita da Ruszo agli inquirenti, però, delinea uno scenario ben diverso, uno scenario in cui il 19enne slovacco si è ritagliato un ruolo di secondo piano attribuendo le principali responsabilità ai complici. Oggi, Patrik è chiamato a ripetere la sua versione dei fatti davanti al giudice Silvia Marini, all’udienza di convalida dell’arresto che si terrà questa mattina in carcere; risponderà a tutte le domande del gip, spiega il suo difensore, senza avvalersi della facoltà di non rispondere. Ma il puzzle, per gli inquirenti, sta prendendo sempre più forma. In attesa di completare l’ultimo tassello.(a.m.)

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