I crolli di edifici per il sisma? «Scarsa qualità della malta»
«Le faglie presenti nel territorio ferrarese si muoveranno al 100%, ma non siamo in grado di prevedere con precisione utile a scopi di protezione civile, cioè con un'approssimazione di 24 ore dall'eve...
«Le faglie presenti nel territorio ferrarese si muoveranno al 100%, ma non siamo in grado di prevedere con precisione utile a scopi di protezione civile, cioè con un'approssimazione di 24 ore dall'eventuale scossa sismica, quando questa avverrà. In questo momento storico e scientifico, l'unico modo che abbiamo per ridurre il rischio sismico è quello di diminuire i fattori che concorrono ad aggravarlo, come la vulnerabilità degli edifici. È necessario costruire con criteri antisismici, perché in questo modo, anche in caso di terremoto, la casa non crolla e si limitano le perdite. Vanno aumentate la conoscenza, l'informazione e la preparazione dei singoli. Viviamo in un territorio sismico, una delle faglie si può spostare adesso come tra decenni, ma devo sapere cosa fare e come muovermi». Così Riccardo Caputi, docente del Dipartimento di fisica e scienze della terra, ieri durante la conferenza "Ferrara e il terremoto. Facciamo il punto", nell'ambito di Unifestival. Oltre a Caputi, sono intervenuti Antonio Tralli, ordinario di Scienza delle costruzioni dell'ateneo cittadino, e Emanuela Guidoboni, fino al 2011dirigente di ricerca all'Istituto Nazionale di geofisica e vulcanologia, oggi coordinatrice delle attività del centro euromediterraneo di documentazione Eventi estremi e disastri.
La cattiva qualità del materiale edilizio e una scarsa manutenzione degli edifici, risultano deleteri in caso di sisma, come spiega Tralli, «durante i sopralluoghi si è visto nelle case danneggiate una buona muratura, ma una scarsa qualità della malta. Le stesse chiese di campagna sono crollate perché costruite con scadente qualità edilizia». Guidoboni, sismologa storica, dopo aver parlato del sisma che devastò Ferrara nel 1570 e delle scoperte architettoniche antisismiche che si fecero, spiega che «il rischio ha anche un aspetto culturale. Bisogna aprire i canali di comunicazione, perché il tema riguarda la nostra vita ma soprattutto i posteri. Viviamo in un eterno presente, ma al futuro ci pensiamo? La posterità è un convitato di pietra, al quale invece dovremmo dare tutte le attenzioni».
Veronica Capucci
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