Ferrara, aggressione omofoba, tre denunce
Individuati e denunciati dalla polizia tre minorenni. Accusati di lesioni e violenza con l’aggravante dei motivi abietti e futili. La vittima: "Sono ancora scosso". Il suo avvocato: "Chiederemo i danni"
FERRARA. Ingiurie, lesioni, minacce e violenza privata in concorso. Con l’aggravante dei motivi abietti e futili. Non ci sono sconti nel capo di imputazione per i tre responsabili dell’aggressione omofoba avvenuta nel pomeriggio del 9 settembre in Corso Porta Reno. Le indagini della Squadra mobile hanno permesso di identificarli, partendo dalle immagini riprese dalle telecamere a circuito chiuso della banca e incrociandole pazientemente con i racconti dei testimoni e delle stesse vittime.
Gli autori del pestaggio sono tutti e tre minorenni: un italiano, un pakistano e un rumeno. Tutti e tre fanno parte di un gruppetto che frequenta i portici di Galleria Matteotti, ma non hanno legame con gli altri ragazzi indagati tempo fa sempre dalla Polizia di Stato per lesioni a passanti. I tre quel giorno aggredirono il 27enne Filippo Bergamini e altri suoi amici solo perché omosessuali. «Dovete morire tutti», avevano gridato i teppisti, per poi passare alle vie di fatto. Bergamini prese un pugno in faccia ed ebbe un dito fratturato, con prognosi di 30 giorni. Da allora, per andare al lavoro, percorre un tragitto di 20 minuti anzichè i 5 soliti, per evitare i luoghi dell’aggressione e il rischio di imbattersi ancora nella banda, che dopo averlo picchiato era scappata verso via San Romano. «Questi episodi vanno denunciati. Sempre», aveva scritto su Facebook. Lui per primo aveva dato l’esempio e le indagini della Mobile gli hanno restituito giustizia.
«Siamo molto soddisfatti per il lavoro degli investigatori- è il commento dell’avvocato Luca Morassutto, che assiste Bergamini ed è specializzato sui temi della omo e transfobia - oltre che per il capo di imputazione, che è molto strutturato. L’aspetto più interessante è il riconoscimento dell’aggravante dei motivi abietti e futili, che tuttavia sottolinea una grave carenza nella legislazione italiana. Nella legge Mancino-Reale infatti, tra le categorie per cui è prevista l’aggravante della discriminazione, non è stato ancora inserito, come si chiede da più parti, l’orientamento sessuale. Solo così è possibile evitare che l’aggravante venga compensata con le attenuanti generiche, cosa che invece non avviene con la contestazione dei motivi futili e abietti». In ogni caso, aggiunge, «è molto positivo che sia stato riconosciuto il disvalore sociale dell’episodio».
Dei tre si sta occupando la procura dei Minori di Bologna e, in quanto minorenni, la parte offesa non potrà costituirsi parte civile nel processo penale. «Ma ci impegneremo a coinvolgere i Servizi sociali competenti attraverso una memoria, contando sul sostegno del Comune che ci è sempre stato vicino. I filmati mostrano una violenza agghiacciante, ancora più preoccupante perché compiuta da persone così giovani», conclude annunciano una causa civile per il risarcimento danni, che vanno oltre quei 30 giorni di prognosi. «Sono ancora molto scosso - conferma lo stesso Bergamini - da quel giorno la mia vita è diventata casa e lavoro: fine».
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