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Quando l’Everest diventa il posto più pericoloso del mondo

di GIAN PIETRO ZERBINI
Quando l’Everest diventa il posto più pericoloso del mondo

Un kolossal basato su una storia vera

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GIAN PIETRO ZERBINI. Il luogo più pericoloso del mondo? A questa domanda il regista islandese Baltasar Kormákur fornisce una risposta gelida e pungente: è l’Everest. Il punto più alto del pianeta nasconde insidie insormontabili e invincibili. Ancora una volta la madre di tutte le montagne è la protagonista numero uno per un film tratto da una storia vera, descritta poi da uno dei superstiti di due spedizioni partite per la conquista dell’Everest nel 1996, impresa che costò la vita a otto alpinisti. È una grande storia di montagna, ma soprattutto un dramma che pone l’uomo ancora impotente contro la natura e i suoi elementi, nonostante il progresso. Questo “Everest”, che porta il nome invariato di un documentario realizzato 1998, è il frutta di un grosso sforzo della produzione e del cast tecnico per cercare di ricostruire quell’ambiente ostile tra freddo e ghiaccio, alcune scene sono state girate non solo nel Nepal ma anche in Val Senales. Un film che dovrebbe trasmettere emozioni, scatenare antropologiche discussioni sul concetto di conquista e raggiungimento delle vetta, ma che in realtà è freddo e distaccato, quasi finto, nonostante ci troviamo di fronte alla ricostruzione di una vera tragedia. La cinematografia ha fatto passi da gigante soprattutto sotto l’aspetto tecnologico, sono passati quasi sessant’anni da quando il mitico Spencer Tracy ne “La montagna” si spellava le mani con le funi e sullo sfondo c’era uno studio imbiancato con le cime di cartone. La fotografia è ottima, il racconto può essere definito anche incalzante, ma sembra più un carrozzone muscolare tipo “Cliffhanger” o “Vertical Limits” che non una triste vicenda. Il materiale umano del cast è impressionante ma non sfruttato dovere a cominciare dalla componente femminile, molto più espressivo che non quella specie di cowboys trasformati per l’occasione in alpinisti e sherpa.

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