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«Carife, non ci sono motivi per cambiare le delibere»

«Carife, non ci sono motivi per cambiare le delibere»

Maiarelli ricorda che l’assemblea non decise di chiedere soldi agli obbligazionisti E i ritardi della legge italiana non aiutano il via libera della Bce al salvataggio

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L’attesa del sì di Francoforte rischia di riempirsi di cattivi pensieri, per chi ruota attorno alla Cassa di Risparmio di Ferrrara. Il sindaco Tiziano Tagliani ha messo per iscritto timori e sollecitazioni, il fatto è che ogni giorno senza una data certa per l’ingresso del Fondo interbancario nel capitale della banca e l’assemblea di nomina dei nuovi vertici, è buono per indiscrezioni ad alto tasso d’incidenza sui nervi dei ferraresi. L’ultima è stata pubblicata sabato dal Sole 24 Plus, che applica anche a Carife («probabilmente») lo schema di salvataggio di Banca Marche, con tanto di burden sharing, cioè la conversione delle obbligazioni subordinate in azioni. «Ho letto anch’io, e tengo a sottolineare una cosa - sillaba il presidente della Fondazione, Riccardo Maiarelli - Il 30 luglio scorso, in assemblea, abbiamo preso delle decisioni precise, non ci sono motivi per fare cose diverse». Il riferimento è al fatto che i soldi per il salvataggio della banca, 300 milioni di euro, sono stati già deliberati dal Fondo interbancario e Carife si è predisposta a riceverli, attraverso un aumento di capitale riservato al Fitd. La cifra è determinata nella delibera assembleare, «aumento per» e non «fino a», quindi non c’è spazio per chiedere ad altri soggetti, cioè i proprietari di obbligazioni subordinate (parecchi milioni di euro di controvalore) di partecipare al salvataggio diventando azionisti e rinunciando così alle certezze del rimborso a scadenza.

Sta di fatto che, pur avendo situazioni operative e anche esigenze di capitale diverse da Banca Marche e Etruria, Carife non riesce a procedere per la mancanza del visto Bce, e per ora nemmeno la nomina dei futuri vertici da parte del Fondo interbancario ha sbloccato la situazione. C’è a dir la verità anche un ritardo che riguarda la legislazione nazionale, visto che il recepimento della direttiva Ue sul salvataggio delle banche (molto limitata la possibilità d’intervento del Fitd a partire dall’1 gennaio 2016) è stato appena deciso dal Consiglio dei ministri e non ancora approvato dalle Camere. «Aiuterebbe un’accelerazione in questo senso? Certo, sarebbe un segnale del sistema Italia nei confronti di Bruxelles» ha specificato Maiarelli, allineandosi in questo all’appello del sindaco Tagliani. Da Roma però non sono ancora arrivate informazioni sul percorso e sui tempi di approvazione del provvedimento.

In tutto questo, i commissari Antonio Blandini e Giovanni Capitanio sono formalmente scaduti dalla seconda proroga ministeriale, e non potrebbero nemmeno convocare l’assemblea d’insediamento dei nuovi vertici. La terza proroga, l’ultima possibile, viene data per scontata, ma ancora non è stata formalizzata. I sindacati aziendali questa mattina hanno in calendario un incontro tecnico sulle ricadute dell’accordo estivo, e potrebbe essere quella l’occasione per l’annuncio informale della proroga. A Ferrara, dentro e fuori la banca, un po’ tutti sono ormai sintonizzati su novembre per la chiusura dell’operazione, ma si continua a vivere il giorno per giorno.

Stefano Ciervo

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