Omicidio Tartari, la madre-badante dorme in macchina
Ferrara, lavorava dalla vicina della vittima ed è stata licenziata dopo l’arresto di Ruszo. Non è indagata ma non può lasciare l’Italia
FERRARA. Ha perso in un colpo un figlio, il lavoro e la casa. La mamma di Patrik Ruszo, il diciannovenne slovacco accusato di rapina e di omicidio, da giorni vive e dorme in auto, spostandosi un po’ ovunque.
È l’unica dimora che le è rimasta, dopo che i familiari dell’anziana che assisteva hanno deciso di licenziarla, sopraffatti e sgomenti dagli sviluppi della tragedia di Aguscello, dalla consapevolezza che, il giorno prima dell’agguato mortale, gli aguzzini di Pierluigi Tartari erano proprio lì, insieme alla badante, nella casa separata solo da un muro da quella di Tartari. La donna, che era domiciliata presso la sua assistita in via Ricciarelli, da allora non ha trovato altra sistemazione se non la sua macchina.
A suo carico al momento non sono state formalizzate accuse. Anche lunedì, quando la procura l’ha convocata per ascoltarla, l’interrogatorio si è concluso con la sola richiesta di non lasciare l’Italia, e non è stata necessaria l’assistenza di un legale.
Di andare a trovare il figlio in carcere, per ora, neanche a parlarne: Patrik, si è sfogata, le ha rovinato la vita e non lo vuole più vedere. In via Ricciarelli il ragazzo era andato a trovarla diverse volte «e sempre solo per chiedermi soldi. Io gli davo quel che potevo, 10, 20 euro», ha riferito agli inquirenti. Se il ragazzo potesse essere conosciuto di vista dal vicino, la donna non ha saputo dirlo. Un particolare tutt’altro che secondario, visto che sui motivi che hanno indotto la banda a portar via l’anziano, caricandolo sulla sua macchina, sono state avanzate diverse ipotesi, tra cui non è esclusa quella di un possibile riconoscimento di Ruszo da parte della vittima, e la decisione di eliminare così uno scomodo testimone.
Ma l’attenzione di procura e Squadra Mobile, in queste ore, è interamente concentrata nella cattura del terzo e ultimo componente della banda sanguinaria. All’appello manca proprio l’uomo indicato come il capo del terzetto, un cinquantunnenne dell’Est europeo che potrebbe aver già superato i confini italiani. Così come tentava di fare Patrik Ruszo, quando venerdì scorso è stato bloccato dalla Polfer di Padova sul treno diretto a Venezia. Da lì avrebbe raggiunto Udine, per poi varcare la frontiera.
Qualche giorno prima era finito in manette Constantin Fiti, rumeno di 22 anni, che a differenza di Ruszo nega la sua presenza sul luogo della rapina mortale. Per chiudere il cerchio manca la cattura del capo della banda, colui che, ha detto Ruszo, dettava gli ordini e prendeva le decisioni.
E se i complici negano o scaricano le responsabilità della morte del pensionato, l’autopsia potrà risolvere diversi interrogativi ancora senza risposta. Sono stati i colpi ricevuti a uccidere Tartari? O l’anziano è stato stroncato da un malore? O peggio ancora è stato lasciato morire? Saranno necessari ancora alcuni giorni, però, per avviare gli accertamenti medico-legali.
Ieri i familiari della vittima, attraverso gli effetti personali, hanno compiuto il riconoscimento del loro caro. Solo lunedì, invece, sarà disposta l’autopsia, che sarà svolta forse già il giorno stesso.
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