Omicidio Tartari, una testimone: vidi l'Opel quella sera
Ferrara, il racconto della donna: l'auto era parcheggiata vicino al casolare verso le 23.20
FONDORENO. Cataste di legna abbandonate, sacchi di rifiuti aperti col contenuto disperso nell’erba, vecchi tappeti d’auto, fogliame bruciato. In quella piccola rientranza su un lato di via Vecchio Reno, la strada sterrata che collega via Catena a via Pelosa, a un tiro di schioppo da Fondo Reno, qualcuno mercoledì 9 settembre ha parcheggiato un’auto scura. «Era una Opel - spiega la testimone, M., una signora quarantenne che abita nella zona - un modello abbastanza recente. Ci ho fatto caso perché erano circa le 23.20, era buio fitto e dentro l’auto, in quel posto isolato, non c’era nessuno».
Il dubbio è lecito: i banditi avevano un’Alfa Romeo, anch’essa - sembra - scura. Ma M. ripete: «Credo che fosse proprio l’auto ricercata in quei giorni. Da quella sera mi porto un peso addosso: se avessi avuto la prontezza di segnalare subito la cosa...». A una cinquantina di metri da quel punto, nascosta dal verde selvatico - tra alberi secchi e rovi pungenti, sul perimetro di un campo appena arato - sorge una delle tre casermette abbandonate, divenute da tempo dimora di sbandati e malandrini, ladri e rapinatori disposti a tutto, anche ad uccidere o a lasciar morire una persona derubata per una manciata di euro. La stessa “tana” dove nella notte fra venerdì e sabato è stato trovato il corpo, ormai irriconoscibile, di Pierluigi Tartari.
La donna percorre quella strada tutti i giorni per motivi di lavoro. Quella sera si stava muovendo da via Pelosa verso via Catena: dopo aver attraversato il ponte dell’autostrada e aver seguito il tracciato della curva ha notato la vettura sulla sinistra. «La parte frontale era rivolta verso via Catena», il retro del veicolo era seminascosto nella minuscola radura cosparsa di rifiuti.
Sulla data M. si dice sicura: «Il giorno dopo, il 10 settembre, dovevo andare per motivi di famiglia all’asilo». La circostanza raccontata da M. colloca per la prima volta la macchina di Tartari davanti al casolare della morte la sera del 9 settembre. L’auto era sparita assieme all’ex elettricista di Aguscello poche ore prima ed era stata ritrovata tre giorni dopo, grazie alla segnalazione di alcuni addetti dell’Amsefc, davanti al cimitero di Mizzana con una gomma ridotta a brandelli e i sedili dell’abitacolo macchiati di sangue. L’ora dell’avvistamento sembra compatibile con quelli accertati dall’inchiesta: l’irruzione nell’appartamento mercoledì 9 settembre intorno alle 21, il primo prelievo bancomat fallito alle 21.34, in via De Andrè, circondario di via Comacchio, le grida sentite dalla badante, la madre di Patrik Ruszo, uno dei due arrestati con l’accusa di omicidio, nella casa confinante intorno alle 22.30.
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L’ora in cui M. scorge l’auto scura parcheggiata alle casermette, circa 50 minuti dopo, non collide con il timing finora indicato dall’inchiesta. Potrebbe suggerire che i banditi si sono diretti in serata al casolare di via Vecchio Reno e che il povero Pierluigi Tartari fosse già stato abbandonato nel casolare prima di mezzanotte. La versione data da Ruszo agli inquirenti sposterebbe l’ora verso la notte, dopo il prelievo - questa volta riuscito - effettuato con la carta di Tartari allo sportello bancomat dell’Unicredit di via Padova. L’auto scura presente sul posto potrebbe quindi indicare che le ricostruzioni fino ad oggi note devono essere ulteriormente affinate e riscontrate o che in quel punto alle 23.20 ci fosse comunque uno dei mezzi usati dai banditi, che si muovevano con un’Alfa, sembra di colore scuro. Appare meno verosimile, senza altri elementi, la circostanza che all’ora indicata da M. si trovasse nello stesso posto un’auto che non aveva nulla a che fare con l’aggressione a scopo di rapina sfociata - secondo le accuse mosse dalla procura - in un omicidio. Sarebbe stata parcheggiata vicino al locale usato per nascondere Tartari, vivo o morto che fosse; lì portato e abbandonato sperando che nessuno ritrovasse il corpo almeno per qualche giorno. «Questa zona, soprattutto di sera, è diventata molto pericolosa - sottolinea M. - qualche tempo fa hanno dato fuoco a un cumulo di materassi e la vegetazione attorno alla prima casermetta è stata incendiata. Qui si ritrovano le coppiette, di notte, ma c’è anche un via vai di persone che non si sa bene cosa facciano, o meglio lo si può immaginare. Qui attorno hanno trovato della refurtiva, c’è gente che si libera dei rifiuti e getta di tutto. Dovrebbe essere resa sicura e bonificata». (gi.ca.)
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