Referendum trivelle, no emiliano
La Regione chiede però al governo di modificare lo Sblocca Italia
L’Emilia Romagna boccia il referendum anti-trivelle, che sarà depositato oggi alla Corte di Cassazione da parte dei delegati di dieci Regioni, tra le quali Basilicata e Marche. Ieri infatti l’assemblea emiliana ha bocciato la proposta dei consiglieri M5S di aderire ai due quesiti abrogativi degli articoli 35 del decreto Sviluppo e dell’articolo 38 dello Sblocca Italia che riportano in capo ai ministeri le decisioni autorizzative e riducono i poteri delle Regioni. Nella stessa riunione, i consiglieri regionali hanno approvato la risoluzione Pd che «impegna la giunta e il suo presidente a proporre al governo l’avvio di un percorso di revisione complessiva della normativa nazionale in materia di estrazione d’idrocarburi che trovi la condivisione dei governi regionali e delle comunità territoriali, e che sappia armonizzare il sistema nazionale in linea con le direttive dell’economia blu e dello sviluppo sostenibile». Il documento è passato con i voti del Pd, contrari M5S, Lega e Sel, astenuti Forza Italia, Fdi e l’Altra Emilia Romagna; la richiesta del referendum è stata invece votata da M5S, Sel, l’Altra Emilia Romagna e Lega Nord, contrari Pd, Fi e Fdi.
«Esprimo grande soddisfazione per la decisione di chiedere al governo la modifica dell’art. 38 del decreto-legge Sblocca Italia - è il commento del segretario regionale Pd, Paolo Calvano - Per noi quell’articolo va modificato. Il referendum abrogativo, pur nella sua legittimità, non sarebbe stato la soluzione, avremmo corso il rischio di dover ripartire da zero. D’accordo sulle posizioni della giunta è il deputato Alessandro Bratti, a capo della componente ecologista Pd, «bene il governatore Bonaccini che ha chiesto al governo di sospendere, e quindi rivedere, l’applicazione dell’articolo 38. Da tempo come Ecodem chiediamo di ripensare radicalmente il Piano energetico nazionale, ancora basato in buona parte sul modello fossile, responsabile dell’immissione nell’atmosfera di 36 miliardi di tonnellate l’anno di anidride carbonica». In linea anche il segretario provinciale Pd, Luigi Vitellio, e il comunale Renato Finco, «si dimostra come l’impegno congiunto delle forze di maggioranza nei consigli comunali di diversi Comuni della Provincia di Ferrara di ordini del giorno che hanno sollecitato la Regione a prendere posizione in merito, cominci a produrre i risultati previsti. Il Pd risponde con i fatti e va oltre la mera demagogia del no».
Fuoco di fila da parte delle opposizioni. «Il Pd per l’ennesima volta nega ai cittadini il sacrosanto diritto di decidere, dimostrando di avere una concezione abbastanza stravagante della democrazia - scrivono i cinque consiglieri M5S - Noi volevamo che a decidere su un tema così importante fossero tutti. Il Pd, a quanto pare, si preoccupa che a farlo siano come sempre in pochi. Le conseguenze delle trivelle selvagge volute dal governo Renzi saranno devastanti e per tutti, soprattutto le nostre coste». L’appello al governo? «La proposta di modifica poteva e doveva essere portata avanti negli incontri con le Regioni che si sono opposte allo Sblocca Italia, che la giunta ha scientificamente disertato». Si dice «a favore del referendum, ma auspichiamo fortemente che da qui a un anno la norma sia cambiata» il capogruppo Sel, Igor Taruffi, mentre molto più duro è il deputato Giovanni Paglia, «il no del Pd è inaccettabile, il governo su questi temi è al guinzaglio delle lobby». Parla di «sottile ipocrisia di cui è affetto il partito di maggioranza» Piergiovanni Alleva, consigliere dell’Altra Emilia Romagna: Bonaccini tenta «il consueto “un colpo al cerchio e uno alla botte”». (s.c.)
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