Timori anche in provincia per il caso Volkswagen
I sindacati preoccupati per le aziende dell’indotto legate al colosso germanico Ecco chi rischia, mentre la situazione non sembra colpire la VM di Cento
Il caso Volkswagen potrebbe spandere i suoi dannosi effetti sull’economia anche a Ferrara. Per ora nulla di verificato in termini significativi a livello produttivo, tuttavia negli ambienti sindacali le antenne sono ben dritte, dopo lo scandalo dei software inseriti in numerose vetture diesel e utilizzati dalla casa automobilistica tedesca per ingannare i controlli sulle emissioni. Le aziende metalmeccaniche della nostra provincia sono connesse pochissimo o per niente al colosso industriale attualmente nell’occhio del ciclone.
«Qualche ripercussione ci potrebbe essere sulla Trw, che ha tra i suoi maggiori clienti proprio Volkswagen», segnala il segretario della Fiom-Cgil Samuele Lodi. Insediata nell’area Sipro di San Giovanni d’Ostellato, Trw fa parte di un gruppo multinazionale con sede nel Michigan, che è specializzato nello sviluppare di sistemi di sicurezza attiva e passiva per la guida automatizzata e rifornisce i maggiori produttori di veicoli a livello mondiale. «C’è poi la Tecopress di Dosso, che lavora per una realtà a sua volta fornitrice di Volkswagen, oltre a produrre i sottobasamenti per Audi», aggiunge il sindacalista.
E alla Vm di Cento, che realizza motori diesel nell’ambito del gruppo Fga, l’ex Fiat? «Qualche timore lo possiamo nutrire – risponde Lodi – ma al momento non risulta nulla e teniamo comunque la situazione monitorata. Perché è chiaro che il tema generale, dopo questo scossone, sono proprio le prospettive del diesel». Il problema da porsi è questo anche per Riccardo Gallottini: «Lo sviluppo rispetto al diesel è un’incognita – sostiene il segretario della Uilm -, anche se riguarda un’area limitata del mondo: negli Stati Uniti la diffusione è limitata, perché lì come noto va forte l’alimentazione a benzina, mentre se si ragiona su auto Euro5 o Euro6 la cosa in pratica non coinvolge India e Cina, dove non si va oltre l’Euro2». Per ciò che riguarda la Vm, prosegue Gallottini, «va valutato che il 70% di quel che vende finisce in America, cioè proprio dove i test di controllo hanno colpito la Volkswagen; quindi siamo tranquilli, fino a prova contraria ovviamente».
La Confindustria comunque dà per scontato che ricadute negative sull’economia italiana ci saranno, in un modo o nell’altro. La ripresa, particolare da non sottovalutare, aveva mostrato in questi ultimi mesi i suoi ancora troppo flebili segnali proprio grazie alla rinnovata vivacità del settore automotive. «I timori di un nuovo rallentamento sono fondati, purtroppo – riconosce il segretario dei metalmeccanici della Uil -. Sarebbe un’altra brutta botta, dopo che a livello mondiale nel 2014 si sono persi quattro milioni di automobili vendute sui dodici milioni del 2007. E nel frattempo la realtà industriale ferrarese ha pagato pegno, specie per ciò che riguarda la produzione di cerchioni: non è possibile dimenticare le chiusure di Bbs e Romagna Ruote».
Fabio Terminali
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