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Omicidio Tartari

Marchetti (Nadya): «Un aiuto alla madre senza casa»

Marchetti (Nadya): «Un aiuto alla madre senza casa»

L'appelloa Ferrara: si rivolga all’associazione, non criminalizzatela senza sapere

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FERRARA. All’opinione pubblica rivolge un invito: «Non criminalizzatela senza avere nessuna certezza». E a lei, alla mamma-badante che ora dorme in auto, tende una mano: «Si rivolga alla nostra associazione, penseremo a cercarle un alloggio, perché non può vivere così per strada. Se ci contatta troveremo una soluzione».

Roberto Marchetti è il presidente onorario dell’associazione badanti Nadya (con sede in piazzetta St. Etienne e recapito telefonico 0532 768368); è rimasto colpito dalla tragedia di Aguscello e dalle sue implicazioni sociali e familiari. «La situazione in cui si è trovata la madre del giovane arrestato rimanda a una problematica purtroppo abbastanza comune tra le badanti nel loro rapporto con i figli adolescenti».

Un problema di assenza di controllo?

«Un problema di adattamento. Nei Paesi dell’Est i figli che hanno la madre che lavora all’estero vivono “da ricchi” rispetto ai loro coetanei grazie ai soldi inviati dalle mamme. Se non hanno altre figure genitoriali di riferimento, vivono con i nonni in una condizione di grande libertà e spesso crescono in fretta e male. Quando raggiungono la madre in Italia si trovano in una condizione completamente diversa: la madre cerca di imporgli delle regole e in più il confronto con i coetanei italiani fa crescere in loro una sorta di competitività economica. Nei casi più positivi questo porta loro a migliorarsi, in quelli peggiori a imboccare strade sbagliate. È un problema grave che conosciamo da tempo, e che andrebbe affrontato in modo deciso».

Difficile, però, riuscire ad avvicinarli.

«Difficilissimo, perché questi ragazzi tendono a frequentarsi solo tra di loro e vivono come “cani sciolti”. Ci sono diversi ragazzi tra i 14 e i 18 anni che non vanno a scuola, non imparano l’italiano, non lavorano e hanno difficoltà di apprendimento. Le madri lavorano tutto il giorno, spesso anche la notte assistendo anziani non autosufficienti, e questo di certo non facilita le cose».

Ruszo e Fiti, a quanto è emerso, prendevano ordini da un adulto cinquantenne.

«È un altro caso frequente, in assenza di una figura paterna forte. Soprattutto tra ragazzi tra cui vige la legge del branco».

La madre di Ruszo si era mai rivolta alla vostra associazione?

«Non la conosciamo. Quasi tutte le badanti della nostra associazione sono ucraine o russe, perché il primo approccio è per avere assistenza nelle pratiche per l’immigrazione. Da quando la Romania è entrata nell’Unione Europea le donne rumene non passano quasi più da noi. E questo ha accentuato tutti i problemi a cui facevo riferimento prima. Se non si agisce in modo strutturale per indirizzare nel modo giusto questi giovani e adolescenti le ripercussioni sociali non si faranno attendere, anzi sono già diventate una spinosa realtà».(a.m.)

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