Crac Cmr, prime condanne e verità
Primo verdetto sul buco della coop e gli sperperi di ex dirigenti in affari con imprenditori: Camilletti e Capisani patteggiano
Finisce tutto in una manciata di minuti, ieri mattina, per i 12 imputati del crac Cmr, il secondo fallimento per gravità e importanza nella nostra provincia dopo quella della coop-madre, Coopcostruttori.
Finisce tutto con il primo pronunciamento giudiziario di un altro buco finanziario-imprenditoriale che ha visto dirigenti della coop rossa di Filo d’Argenta finire sotto accusa assieme a imprenditori che avrebbero fatato affari con loro. Quattro degli imputati incassano condanne e responsabilità dal giudice Piera Tassoni (dopo le richieste del pm Nicola Proto, titolare dell’inchiesta), gli altri 8 imputati, invece, e tra loro anche Pier Bruno Caravita - erede di Giovanni Donigaglia nella galassia della cooperazione rossa ferrarese -, dovranno rendere conto dei presunti sperperi di Cmr nel processo che partirà il 20 gennaio prossimo. Caravita, tuttavia, è bene precisare, avrebbe voluto chiudere subito tutto, ma la pena patteggiata che aveva proposto non è stata ritenuta adeguata alla gravità delle sue responsabilità ed ora si difenderà in aula. Gli altri sono - dicevano - dirigenti coop e imprenditori chiamati a rispondere, a vario titolo, di 21 capi di imputazione per le bancarotte (soprattutto preferenziali) connesse al crac da 40 milioni della cooperativa, fallita nel 2011 con un buco allo stato passivo di 100 milioni reclamato da oltre 300 creditori. Oltre a ex dirigenti della Cmr, sono imputati diversi imprenditori favoriti, secondo l'accusa, nella svendita del patrimonio della Cmr - compiuta in tempi stretti prima del concordato preventivo - a svantaggio di altri creditori. Le condanne dicevamo hanno riguardato solo alcuni di loro. Giorgio Camilletti e Lauro Capisani, rispettivamente presidente e vice di Cmr hanno patteggiato pene rispettivamente di 1 anno e 6 mesi e 2 anni e 4 mesi. Invece due imprenditori che avevano scelto il processo in abbreviato sono stati condannati, Piero Cecchini di Idrotermica ed Estate Immobiliare alla pena di 5 mesi e 10 giorni (convertiti in 40mila euro di pena pecuniaria) mentre per Attilio Gardelli, di Generali Investimenti pena di 1 anno e 4 mesi: quella di Gardelli era una posizione marginale, spiegano i difensori che si dicono «sorpresi della sentenza poichè - sottolinea l’avvocato Claudia Pelà dello studio Bolognesi - confidavano nel riconoscimento della sua innocenza. Attenderemo le motivazioni e proporremo appello». Gli altri imputati, invece andranno a giudizio in gennaio: oltre Caravita, gli imprenditori Paolo Conforti, presidente Gruppo Nettuno; Carlo Fossati, ritenuto un prestanome per Conforti; Maria Giulia Scozzoli, di Marina Estate; Gianni Fabbri, presidente Ecis coop, Romolo Rago di Edilglobo; Sabato Nocerino, di Vega coop; Natalina Perri, di Nuova Edil.
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