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Profughi, nulla cambia Camelot vince il bando

La coop revocata dopo l’intervento dell’Anticorruzione gestirà ancora lo Sprar È stata l’unica a partecipare: servivano 2 milioni di fatturato e case in 7 comuni

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Dopo un’estate di roventi polemiche, non cambia nulla nella gestione dei profughi attraverso il programma Sprar, quello più mirato all’integrazione piuttosto che alla sola accoglienza in emergenza. La cooperativa Camelot si è infatti aggiudicato il bando pubblico per il 2016 derivato dalla revoca dell’affidamento diretto alla stessa coop, dopo i rilievi dell'Autorità anti-corruzione trasmessi a Palazzo municipale nella tarda primavera. Nel frattempo il Comune aveva assegnato sempre alla Camelot la gestione in continuità dal servizio, fino a fine dicembre.

Il bando pubblico era stato allestito in tutta fretta a cavallo di ferragosto e valeva 1.093.261,76 euro (Iva inclusa se dovuta). Il Comune informa che la coop sociale di Ferrara è stata l'unica ad inviare la documentazione entro i termini fissati dal bando, ovvero le ore 12 del 29 settembre. Del resto, i requisiti richiesti dal bando erano alquanto stringenti: si richiedeva, tra l’altro, «esperienza almeno quinquennale prestata negli ultimi 10 anni nella gestione dei centri aderenti alla rete di protezione e accoglienza integrata Sprar», con importi che non dovevano essere inferiori, complessivamente, a 2 milioni. Poi il possesso di una sede operativa a Ferrara, o la possibilità di aprirla subito. Infine, la disponibilità «di un numero di unità immobiliari di civile abitazione (ulteriori rispetto alla struttura messa a disposizione dal Comune di Ferrara), ciascuna per un massimo di 20 posti e situate nei Comuni di Argenta, Cento, Comacchio, Ferrara, Jolanda di Savoia, Migliaro e Tresigallo». Il tutto come garanzia per poter gestire 60 posti di accoglienza nella categoria ordinari, di cui 5 donne, e 8 per il disagio mentale.

Lo scorso agosto la mancata comunicazione alla stampa della revoca dell'appalto a seguito delle osservazioni dell'Autorità Anti-corruzione aveva innescato una polemica pesantissima e le opposizioni avevano chiesto le dimissioni dell'assessore ai servizi sociali, Chiara Sapigni, poi difesa dal sindaco Tiziano Tagliani e confermata nell'incarico nel corso di una conferenza stampa dedicata al caso. L'Autorità anti-corruzione aveva sottolineato alcune carenze nell'assegnazione dei servizi, in particolare la mancanza di procedure che garantissero la concorrenza tra più società.

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