Tutti i costi del turismo di qualità
Comacchio, lo scopo è quello di mantenere i servizi nonostante i pesanti tagli del Governo
COMACCHIO. I servizi costano, i Comuni non ce la fanno e quindi si vedono costretti a chiedere (anche) ai turisti di contribuire. È, in poche parole, lo spirito della tassa di soggiorno che potrebbe arrivare anche a Comacchio. «Inammissibile - la reazione del consigliere Antonio Di Munno, Pdl/Il Faro - non si può colpire sempre le solite categorie. E poi le cose vengono sempre fuori senza confronti, senza discussioni. Bisogna capire come l’amministrazione intende applicarla, in che misura e come verranno poi impiegati i soldi». «Al contrario di quanto qualcuno può pensare, non è nostro costume svegliarci al mattino e decidere di applicare nuove tasse - fa presente il sindaco Marco Fabbri - Evidentemente non possiamo farne a meno, considerato che a nostra volta dobbiamo versare diversi milioni di euro nella casse dello Stato». «Non dobbiamo cullarci sui buoni risultati del 2015 – aggiunge poi il dirigente al turismo Roberto Cantagalli – ma dobbiamo continuare ad investire sull’aumento della qualità. Bastano poche strutture al di sotto degli standard per rovinare l’immagine di un intero territorio, soprattutto considerando le potenzialità di diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione». Quello del turismo è un settore molto delicato e gli investimenti devono essere continui e costanti. Nel 2015 la spesa è stata di 1.129.321,30 di euro, di cui 418.354 per manifestazioni- eventi e 285.908,40 per la promozione turistica.
«Dobbiamo continuare a tenere alto lo standard - prosegue Fabbri - e possiamo farlo solo investendo. I tagli sono troppi, non abbiamo molte alternative. Ma se qualcuno le vede, siamo pronti ad ascoltare». Le strategie individuate al tavolo del Turismo sono due. Innanzitutto l’introduzione della tassa di soggiorno quale mezzo per poter implementare tutte le attività riguardanti la promozione turistica e l’organizzazione di eventi che altrimenti non potrebbero più essere sovvenzionate a causa degli tagli imposti dal Governo e all’impossibilità di accedere, come negli anni scorsi, a contributi provinciali. In secondo luogo sarà implementato un sistema di classificazione degli appartamenti in affitto che punti alla qualità. «La proposta è di istituire una commissione tecnica comunale, integrata tra l’altro dalla presenza volontaria dei rappresentanti delle associazioni di categoria, con il compito di verificare che gli appartamenti in affitto rispettino i requisiti e gli standard della Legge Regionale 16/2004 – spiega Cantagalli –, l’obiettivo non è assolutamente repressivo, ma propulsivo. La commissione avrà anche un ruolo di consulenza. Quello che vogliamo è innescare processi virtuosi di innalzamento del livello qualitativo della nostra ospitalità».
Parallelamente verrà istituito anche un marchio per l’identificazione degli appartamenti di qualità certificati dalla commissione tecnica comunale in base ad un regolamento tuttora in fase di elaborazione. Le strutture che aderiranno a tale marchio avranno la possibilità di usufruire di percorsi di promozione privilegiati e di ulteriori agevolazioni.
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