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«Colpire tanto e verificare poco»

«Colpire tanto e verificare poco»

Internazionale 2015 a Ferrara. Lo scrittore Luca Sofri ha presentato il suo “Notizie che non lo erano”

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FERRARA. Il giornalista scrittore Luca Sofri ha presentato ieri pomeriggio nell’ambito di Internazionale il suo ultimo “Notizie che non lo erano”. Non sono le solite “bufale” di Internet quelle raccontate da Sofri, ma esempi buffi, incredibili, e assolutamente falsi, di notizie errate o modificate, riportate dai più importanti quotidiani cartacei nazionali.

«Nel libro parlo di quelli che fanno il giornale sul serio. Sono ormai 8 anni che raccolgo cialtronierie, inadeguatezze e imprecisioni del giornalismo», ha raccontato Sofri, narrando la genesi del libro, il quale, come ci tiene a precisare l’autore, non è un saggio solo per addetti ai lavori, ma ha una sua leggerezza. «Noi giornalisti spesso diamo per scontato meccanismi e dinamiche - ha proseguito poi Sofri - che ai lettori giungono estranee». La notizia da cui partì tutto, circa una decina d’anni fa, fu quella delle cosiddette “vacanze talpa”, cioè l’abitudine di fingere di essere andati in vacanza perché non ce lo si può permettere, cosa che secondo i quotidiani coinvolgeva 3 milioni di italiani.

«C’è un gioco delle parti tra redazioni degli uffici stampa e uffici dei giornali: da una parte c’è bisogno di pubblicità, dall’altro i giornali sono avidi di notizie ad effetto - ha spiegato ancora Sofri - Anche da un refuso possono nascere incomprensioni che si tramutano in notizie errate». Questo rivela un ulteriore problema: tantissime notizie false ricostruiscono e ridisegnano un mondo che è un altro rispetto alla realtà, non esauriscono la loro falsità in sé stesse. Gran parte dell’informazione italiana, secondo Sofri, ha responsabilità nei mandanti: «Credo che questo abbia a che fare con un “si salvi chi può”: non trovando altre soluzioni, i giornali, per rispondere alla crisi, attirano l’attenzione dei lettori e alzano sempre più il sensazionalismo». La democrazia, secondo l’autore, è spesso abusata e «tirata un po’per i capelli», «Inoltre - ha aggiunto Sofri - è falsa la versione auto assolutoria per cui il problema sia internet: la maggior parte delle informazioni online deriva ancora dalle testate tradizionali, e la percezione a cui noi diamo credito è quella delle testate autorevoli. Non che sia peggiorata la qualità dell’informazione, ma pare che in generale, la parte più vistosa del giornalismo italiano sia divertente, affascinante, qualcosa che debba colpire, che poi - come ha concluso lo scrittore - che le cose siano vere non importa più a nessuno».

Irene Lodi

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