Condannato a pagare si disfa dei beni: a processo
Commercialista deve rifondere 750mila euro per le «parcelle esorbitanti» Lui cede tutto al figlio (e lo inguaia). Parte offesa è il Grande Accusatore di Acer
Per il tribunale civile deve restituire 735mila euro ai suoi ex clienti, perché le parcelle presentate (e pagate) erano, secondo il giudice, «sprorporzionate ed esorbitanti rispetto a quanto dovuto». Ma lui, Andrea Carletti, 62enne commercialista ferrarese, nel frattempo avrebbe messo al sicuro tutti i suoi beni (soprattutto immobili) trasferendoli al figlio attraverso una serie di operazioni finanziarie “fatte in casa” per evitare l’onere del risarcimento. E ora è sotto processo, accusato di “mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice”, un reato condiviso con il figlio, finito anche lui inguaiato in quanto parte in causa delle manovre contestate nonché destinatario dei beni trasferiti. Ieri, prima udienza del processo, le parti offese si sono costituite parte civile attraverso l’avvocato Gianluigi Pieraccini.
E a chiedere i danni è un imprenditore già noto alle cronache, nel ruolo di grande accusatore (e di nuovo parte offesa) al processo sulle presunte mazzette all’Acer, di cui è ancora in corso l’ultimo filone: si tratta di Filippo Dianti, lo stesso che ha fatto esplodere lo scandalo delle tangenti all’Azienda Case filmando gli scambi di denaro e denunciando tutto a procura e Finanza. In questo processo, però, il suo ruolo è quello del cliente che ha pagato al suo commercialista «compensi spropositati e indebiti», come scrisse il giudice Anna Ghedini nella sentenza con cui, il 18 marzo 2013, condannava Carletti a rifondere l’imprenditore. Allora la contesa giudiziaria si limitò al fronte civile, perché in sede penale l’accusa di truffa contestata a Carletti era caduta già al termine delle indagini preliminari con la richiesta di archiviazione da parte del pm Savino. Alla condanna civile, invece, era seguito il sequestro dei beni per un milione e mezzo di euro, sequestro impugnato da Carletti ma confermato poi dalla Cassazione, seppure in forma ridotta perché eccedente la somma da restituire.
Nel frattempo però, anche dopo la condanna civile, Carletti - come si legge nel capo di imputazione, ha prima raddoppiato il capitale di una società di cui era unico socio, per poi conferire alla stessa società tutti i suoi beni immobili. Le mosse successive erano state quelle di trasferire l’intera quota societaria al figlio, e poi scindere la società e uscire di scena, così da disfarsi di tutti i suoi averi e metterli al riparo dal sequestro. Da qui l’accusa di mancata esecuzione dolosa del provvedimento del giudice e il rinvio a giudizio insieme al figlio. Carletti, difeso dall’avvocato Massimo Bissi, e il figlio, difeso dall’avvocato Fabio Anselmo, torneranno davanti al giudice alla prossima udienza, il 15 gennaio.(a.m.)
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