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silvia baraldini: la testimonianza

«Credevamo di poter cambiare il mondo»

«Credevamo di poter cambiare il mondo»

«Ricordo benissimo il sostegno che diede alla mia liberazione il comitato di Ferrara, il primo a nascere in Italia. Anche se non aveva proprio le mie stesse idee». Giovedì sera in città c'era Silvia...

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«Ricordo benissimo il sostegno che diede alla mia liberazione il comitato di Ferrara, il primo a nascere in Italia. Anche se non aveva proprio le mie stesse idee». Giovedì sera in città c'era Silvia Baraldini, a lungo detenuta tra gli anni Ottanta e Novanta negli Stati Uniti, accusata di terrorismo, e poi estradata nel nostro paese nel 1999. Alla trattoria Scaccianuvole di via Cassoli ha presentato il libro di Paola Staccioli "Sebben che siam donne. Storie di rivoluzionarie", dedicato alle vicende di dieci militanti di estrema sinistra che scelsero la lotta armata. «Erano anni in cui credevamo possibile poter cambiare il mondo - ha detto la Baraldini, che nel volume ha scritto una testimonianza che ripercorre la sua esperienza -, anche nel paese più potente di tutti: in America i passaggi trascinanti furono l'opposizione alla guerra in Vietnam e i movimenti degli afroamericani, che il governo volle reprimere uccidendo i suoi esponenti. Le lotte in quel periodo hanno prodotto molti detenuti politici, alcuni tuttora in carcere. Se un obiettivo questo libro si pone, è quello di promuovere un clima differente per cui si possa risolvere questa situazione e discutere del passato con più consapevolezza».(f.t.)

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