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«La verità è solo nel salotto della casa»

«La verità è solo nel salotto della casa»

Gli inquirenti attendono l’autopsia: atto fondamentale per riscontri sulla morte di Tartari nella villetta

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FERRARA. I due arrestati per la morte di PierluigiTartari hanno raccontato le loro verità ai magistrati e alla polizia. Colmando i tanti dubbi che ancora vi sono con contraddizioni e accuse reciproche. Parole, che debbono essere riscontrate da fatti oggettivi. Ma le indagini che vanno avanti ormai da tre settimane hanno dato riscontri non al cento per cento, non certi, perché ancora tante e troppe sono le ombre dell’omicidio di Pierluigi Tartari.

Tante risposte che tuttavia, spiegavano ieri gli stessi inquirenti, non hanno dato spiegazioni certe su cosa è successo realmente nel salotto della casa di via Ricciarelli, la sera del 9 settembre ad Aguscello.

Tartari fu colpito dai suoi aggressori, un pugno in faccia e un colpo alla testa con un tubo, due o tre volte, ma queste lesioni possono essere riconducibili alla sua morte?

E come è possibile che dopo l’allarme della scomparsa di Tartari, i rilievi medico-legali abbiano accertato solo poche tracce di sangue per terra, che potrebbero essere il segnale di un’aggressione non violenta, o comunque non da causare lesioni mortali?

Tutto verrà chiarito, spiegano gli inquirenti, genericamente - o almeno questo è l’obiettivo - dai risultati dell’autopsia, fissata per lunedì prossimo: il primo atto in cui si confronteranno le parti: i tre responsabili della morte di Tartari, i due arrestati più il terzo ricercato, e la famiglia del pensionato.

L’autopsia dovrà dare indicazioni oggettive sul momento e le cause della morte di Tartari, spiegando soprattutto se il pensionato possa essere stato abbandonato vivo e agonizzante nel casolare oppure lasciato lì già morto. Su ciò che è accaduto dentro il salotto della casa di Tartari, però, rimane un dubbio che diventa un rompicapo: perché Tartari dopo l’aggressione, la consegna delle carte bancarie del pin, è stato sequestrato e portato via?

«Deve essere successo qualcosa che ancora ci sfugge», spiega un inquirente in modo neutro, ammettendo l’impegno di volere chiarire questo dubbio. Perché? Perché gli stessi aggressori di Tartari avrebbero aggredito, rapinato, legato e percosso altre persone in altri colpi in questa estate: ma non è mai accaduto che si fossero portati dietro il rapinato/a. «Sì, la chiave di tutto è in quella stanza, dobbiamo trovarla», conclude perentorio l’inquirente.

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