Quel blog libero e coraggioso che fa paura agli integralisti
Internazionale a Ferrara. Il premio Politkovskaya assegnato ad Asif Mohiuddin, voce laica del Bangladesh «Arrestato e torturato: il 2013 è stato un anno terribile, ma anche il più bello della mia vita»
FERRARA. Asif Mohiuddin non si separa mai dal pc. È la sua unica arma per difendere la libertà di parola. Un'arma che tuttavia nulla ha potuto, nel gennaio 2013, quando è stato assalito alle spalle da un gruppo di fondamentalisti islamici, machete alla mano. Lui rimane solo ferito, per fortuna. La sua unica colpa? Aver dato vita a un blog, dove immagina un Bangladesh dove Stato e religione siano separati, finendo nella lista nera di chi punta invece a una sovrapposizione totale. «I miei post sono stati considerati blasfemi - racconta Mohiuddin -. Mi sono proclamato Dio, perché non credo che esistano divinità in cielo e visto che sono convinto che ogni essere umano sia Dio».
Torturato. Quel blog, aperto perché gli articoli inviati ai giornali non gli erano stati pubblicati, diventa piano piano una finestra di denuncia: «Chiedo più investimenti per migliorare la vita della gente, anche solo per costruire toilette per le donne. E poi ciascuno deve essere libero di esprimere le sue preferenze sessuali o di dirsi ateo». La pagina internet non piace neanche al governo bangladese, non certo molto più illuminato degli integralisti islamici, che la chiude d'imperio. E il blogger finisce in carcere per sei mesi: «Mi hanno torturato - ricorda Mohiuddin -. Il 2013 è stato un anno terribile e prima in ospedale, dopo l'aggressione qualcuno aveva tentato di avvelenarmi. Eppure credo che quella sia stata la parte migliore della mia vita».
Blogger assassinati. Perché la sua parola inizia a essere ascoltata e tanti come lui iniziano a scrivere online. Le minacce ai suoi danni crescono, come le morti: solo quest'anno sono stati cinque i blogger laici uccisi in Bangladesh dagli estremisti religiosi. È nato anche un movimento vero e proprio: «È importante cambiare il sistema d'istruzione nel mio paese: le madrasse islamiche, finanziate dall'Arabia Saudita e frequentate soprattutto dai figli delle famiglie povere, creano terroristi. Bisogna insegnare la storia, la filosofia, la scienza e la teoria dell'evoluzione. Ma non ho molte speranze, in verità. L'opposizione si proclama laica ma non lo è veramente, ci appoggiano solo piccoli partiti di sinistra. I blog possono leggerli solo le persone istruite e connesse a internet». Lo spazio per l'Islam radicale cresce in una nazione composta al 90% da musulmani, ma tempo fa non era così, «c'era una cultura laica nel paese - spiega Mohiuddin - e gli islamici erano votati all'umanesimo; poi le cose sono cambiate, l'esercito è andato al potere». Un governo che non combatte a sufficienza gli estremisti i quali si fanno notare con atti violenti e criminali, come l'uccisione di pochi giorni fa del cooperante italiano Cesare Tavella. Un clima invivibile e le minacce hanno costretto il 31enne all'esilio in Germania. Ma la promessa è stata fatta a uno dei suoi assalitori, incontrato mentre entrambi si trovavano in prigione: «Gli ho detto che non è riuscito a uccidermi e che la ricompensa del paradiso per lui può attendere. Io difenderò la mia vita e la lotta deve continuare: non smetterò mai di scrivere».
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Il premio. Ora Asif Mohiuddin posa accanto al Premio Politkovskaya che gli è stato consegnato all'inaugurazione del festival. Ha un bel sorriso sulla faccia con cui accoglie gli applausi fragorosi del pubblico e il suo computer immancabilmente a portata di mano. Per il sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani «la libertà di stampa è un pezzo della libertà democratica che è a sua volta un pezzo della libertà in termini assoluti». Con lui sul palco il direttore di Internazionale De Mauro, l'assessore regionale Bianchi e i rappresentanti di Medici senza frontiere, Commissione Europea e Fondazione Unipolis.
Fabio Terminali
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